Recensione su Volto di donna

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15 aprile 2011

Splendida la Crawford nel ruolo di una donna resa spietata dalla discriminazione che ha dovuto subire per via del suo viso, deformato da un incidente del passato (il padre violento l’aveva sfigurata quando era ancora una bambina).
Un intervento di chirurgia plastica saprà ridarle la bellezza (e c’è da dire che, malgrado non ami particolarmente la fisionomia dell’attrice, l’ho trovata davvero molto affascinante in questo film: lineamenti duri per un viso molto classico, occhi altamente espressivi, capaci di rendere tutta l’angoscia di un ruolo border-line) ma chi saprà curare la durezza del suo animo criminale?
La storia è molto buona (adattata da un dramma di Francis de Croisset, che il cinema aveva già provveduto a saccheggiare in un film del ’38 con Ingrid come protagonista); non altrettanto il modo in cui Cukor ha deciso di affrontarla (e mi dispiace dirlo, dal momento che è uno dei registi che prediligo): troppe romanticherie posticce, troppi pensieri abbastanza retrogradi (benché, forse, questo dipenda dal materiale di partenza), quale, ad esempio, la riflessione sul rapporto tra bellezza fisica e purezza di spirito (il chirurgo che opera sulla Crawford, moderno Pigmalione, non manca di farsi qualche scrupolo morale al riguardo: conoscendola come criminale, teme che la ritrovata bellezza possa diventare un’arma impropria nelle sue mani, un elemento con il quale ingannare il prossimo), alcune scene involontariamente comiche (una per tutte: l’inseguimento in slitta).
Non tra i migliori Cukor, quindi.

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