Recensione su La preda perfetta - A Walk Among the Tombstones

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una passeggiata diversa dal solito / 21 Agosto 2018 in La preda perfetta - A Walk Among the Tombstones

Un nuovo film con Liam Neeson, in particolar modo se sulla locandina c’è una pistola, sembrerebbe una porta chiusa che conduce ad una stanza che conosciamo benissimo grazie (purtroppo) soprattutto alle recenti apparizioni dell’attore.

Ci aspettiamo di vedere il solito eroe senza macchia e senza paura, intoccabile e dispensatore di legnate a destra e a manca in un susseguirsi di scene che hanno più o meno senso e sono più o meno esaltanti; questo potrebbe portarci a pensare che forse non siamo poi così ansiosi di aprire quella porta.

Fate invece un respiro profondo e girate pure la maniglia, perché a mio avviso “A walk among the tombstones” è una stanza buia dove potreste trovarvi a tratti smarriti e disorientati perché i vostri occhi devono abituarsi alla differenza.

Il film è tratteggiato dalla malinconia di certi noir vecchio stampo, quelli del detective in pensione che accetta a malincuore un nuovo caso che lo porterà a confrontarsi con qualche demone interiore, a lottare con la propria moralità o quanto meno porsi delle domande a riguardo.

Il protagonista a dire il vero non fa un vero e proprio percorso emotivo, ma nel falso anticlimax del finale scorgiamo il conflitto interiore che lo porta poi ad agire come fa.

Il nostro detective che non è un uomo d’azione, o meglio, lo è ma non sente il bisogno di dimostrarlo in ogni scena (e lo dice chiaramente quando ad un certo punto un cattivo minaccia di ucciderlo con un coltello e il nostro eroe risponde “e quanto ti infastidirebbe se ti togliessi quel coltello di mano e te lo ficcassi nel collo?”, “potresti davvero farlo?”, “si potrei, ma preferirei di no”) si trova a fare da mentore ad un improbabile spalla/ragazzino tormentato che lascia un po’ il retrogusto amaro di un personaggio che sulla carta è stato studiato nel dettaglio ma poi non gli si è lasciato abbastanza spazio per far emergere il giusto spessore.

In definitiva l’ho trovato un film piacevole che almeno, a differenza di altri film a cui potrebbe erroneamente essere paragonato, ci mostra un eroe che mette in dubbio quello che fa e come lo fa.

In particolare mi sono piaciuti un paio di dettagli ispirati, ad esempio la violenza lasciata più intuire che mostrata brutalmente, cosa di cui effettivamente non c’era bisogno visto che già l’atmosfera dell’intero film è sufficiente per calarci nello stato d’animo di chi vive in una città dove molte cose brutte accadono ogni giorno, oppure la colonna sonora che si concede delle volute dissonanze tra musica e scena rappresentata (la scena della bambina che attraversa la strada), cosa che pochi osano fare e di cui spesso si sottovaluta l’effetto finale che secondo me è molto particolare ed efficace.

A mio gusto, insieme a “the Grey”, uno degli ultimi film meglio riusciti con Liam Neeson.

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