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Recensione su Un albero cresce a Brooklyn

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This reading will not stop / 20 maggio 2015 in Un albero cresce a Brooklyn

Una bomba lacrimogena che sa però emergere dai cliché del vecchio melodrammone con la regia aggraziata e scrupolosa del primo Kazan e con alcune performance di spessore, su tutti James Dunn. Una tipica parabola di riscatto dalla povertà e dall’emarginazione sociale, che trova il suo happiest moment in una classica domestica cornice natalizia per poi gettarsi a capofitto nella tragedia americana e infine, raccolti i cocci, risalire la china e guardare verso l’orizzonte speranzoso dell’American Dream.
La scena clou è quella della vecchia nonna immigrata in sedia a dondolo la quale, mentre il nipotino si chiede che senso abbia leggere Shakespeare ogni sera se non si capisce una parola, esclama col marcato accento ungherese dell’attrice Ferike Boros: “This reading will not stop”. Una lettura che attraversa la storia, filo che unisce le generazioni: se Shakespeare non l’hanno capito i nonni, se poco l’hanno capito i genitori, ora tocca ai figli di sforzarsi e capire. Con questo spirito la piccola Francis cerca una scuola migliore nonostante “i problemi siano ben altri” e punta a terminare gli studi nonostante ogni avversa condizione.
Nota a margine, c’è un persistente sottofondo musicale – con l’alternanza di brani popolari come la Ninna Nanna di Brahms, Funiculì Funiculà, il valzer viennese – che sembra venire dalle strade del quartiere newyorkese a sottolineare quasi tutti i dialoghi interni famigliari.

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