Recensione su A Single Man

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27 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il romanzo di Isherwood da cui è tratto il film mi aveva lasciata abbastanza indifferente: forse, ne avevo sentito in precedenza lodi troppo sperticate. La pellicola di Ford mi ha fatto lo stesso effetto.

Che la cosa fosse voluta o meno, poi, Ford (anche sceneggiatore) è riuscito a trasformare il momento del tentato suicidio del protagonista (è meglio spararsi seduti su un cuscino, in piedi dentro la doccia o infilati in un sacco a pelo?) in un siparietto quasi grottesco, senza che il racconto avesse mai sfiorato, prima o dopo, toni simili. Il che mi fa supporre che l’esito “emozionale” della sequenza non dovesse essere quello. Tant’è…

L’eleganza compiaciuta delle scenografie ed una fotografia patinata, desaturata, virata specificamente su determinate sfumature, diverse a seconda dell’ambiente in cui George si muove (legno, tessuti di cotone e vetro, quindi, marrone, bianco e trasparenze in casa sua; oro in quella di Charlotte; luminescenze pop fuori dal drugstore panoramico; grigi a scuola) non salvano il film dai miei pallidi strali.

Bravo Firth, senza infamia né lode la Moore, correttamente efebico ma insignificante Nicholas Hoult, con indosso un maglioncino peloso che avrebbe fatto invidia a Ed Wood.

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