11 Recensioni su

A Single Man

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A Single Man
Regia:

7+ / 18 Maggio 2013 in A Single Man

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film elegante, curato nelle scenografie, nelle inquadrature, nei colori e nei dettagli; attori dalla recitazione assolutamente raffinata come Colin Firth (che adoro) e Julianne Moore ed una dignitosa (ma insipida) performance del bambino cresciuto del film “About a boy”. Godibili le scene della disperazione di George, altrettanto quella della grottesca difficoltà negli atti preparatori al suicidio e del ballo liberatorio con l’amica. Concordo del tutto con quelli che scrivono che il tema dell’omosessualità, ed in generale della diversità invisibile, è affrontato con classe, amalgamandosi con quello della solitudine, del sentirsi inutili, fragili, perché disperatamente incompleti.
In realtà, però, a mio modesto parere quel senso di incompletezza che avvertono i personaggi viene trasferito involontariamente al film (non è una colpa) il cui svolgersi e svilupparsi pare teso al sopraggiungere di un un certo nonsochè, che non arriva mai, per questo mi ha un po’ deluso.
L’ho trovato troppo lento ed infruttuosamente speculativo (in senso filosofico) nella prima metà del film, quasi sbrigativo nel finale, seppur volutamente di impatto. Si assiste a scene anche noiose, come la ripetuta (e metaforica?) nuotata del protagonista nudo, che contrariamente -probabilmente- ai fini del regista, suscita solo valutazioni sull’insospettabile fisicaccio asciutto di Firth.
Peccato, per questo non riesco a dare più di un 7+

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27 Gennaio 2013 in A Single Man

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il romanzo di Isherwood da cui è tratto il film mi aveva lasciata abbastanza indifferente: forse, ne avevo sentito in precedenza lodi troppo sperticate. La pellicola di Ford mi ha fatto lo stesso effetto.

Che la cosa fosse voluta o meno, poi, Ford (anche sceneggiatore) è riuscito a trasformare il momento del tentato suicidio del protagonista (è meglio spararsi seduti su un cuscino, in piedi dentro la doccia o infilati in un sacco a pelo?) in un siparietto quasi grottesco, senza che il racconto avesse mai sfiorato, prima o dopo, toni simili. Il che mi fa supporre che l’esito “emozionale” della sequenza non dovesse essere quello. Tant’è…

L’eleganza compiaciuta delle scenografie ed una fotografia patinata, desaturata, virata specificamente su determinate sfumature, diverse a seconda dell’ambiente in cui George si muove (legno, tessuti di cotone e vetro, quindi, marrone, bianco e trasparenze in casa sua; oro in quella di Charlotte; luminescenze pop fuori dal drugstore panoramico; grigi a scuola) non salvano il film dai miei pallidi strali.

Bravo Firth, senza infamia né lode la Moore, correttamente efebico ma insignificante Nicholas Hoult, con indosso un maglioncino peloso che avrebbe fatto invidia a Ed Wood.

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25 Gennaio 2013 in A Single Man

La bellezza e i contenuti, il rigore stilistico e la tempesta delle emozioni: tutto ciò è A Single Man, opera prima di quell’artista che è Tom Ford, che sorprende per la bravura con cui dal disegnare moda passa a girare, con tutti i pregi, un film tratto da un libro culto delle lettaratura gay.
Il film è una visione per gli occhi: il gusto estetico di Ford si rivela in ogni fotogramma, in ogni abito, in ogni acconciatura, nelle scenografie e nella fotografia. L’estetica si coniuga perfettamente ai contenuti, trattati con gusto, garbo e grazia, mai gridati.
Il dolore di Colin Firth, immenso protagonista, che ha perso il suo compagno di 16 lunghi anni, è riassunto da fugaci inquadrature dense di significato; le sue emozioni sono evidenziate da una fotografia che satura l’oggetto di interesse del protagonista; la sua giornata è narrata nel presente e nel passato e i dialoghi sono efficaci e colti.
La colonna sonora è sfondo imprescindibile della narrazione ed è Arte: Abel Korzeniowski & Shigeru Umebayashi intessono un tessuto sonoro perfetto.
Julianne Moore, Matthew Goode, Nicholas Hoult e Jon Kortajarena sono tutti comprimari espressivi, funzionali e apprezzabili, che fanno da splendido contorno all’interpretazione sentitissima di Firth.
Un’opera prima sensazionale.

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24 Dicembre 2012 in A Single Man

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tom Ford è uno stilista gayssimo di cui io non so niente (e la cosa non mi fa morire di disperazione, comunque wiki). Però ha fatto questo film laccato e gay e curato e melodrammatico e triste che non era niente male. C’è questo insegnate, con degli occhiali gay, a cui è morto l’uomo della sua vita, relazione di 16 anni, e non si ripiglia più. Morto in uno di quegli incidenti belli e cinematografici, in una coltre di neve bianca. Riaffiorano i ricordi a flashback, e la solitudine, che condivide con un suo giovane studente e con una vecchia amica. Pensa al suicidio, ci ripensa. Vale la pena, non ne vale? (le battute tipo “ne vale il pene?” teneteveleohohohoh… nono, be serious). Lui e l’amica fumano delle sigarette rosa che sono un qualcosa che non si crede di poter vedere in giro. La sua esistenza grigia si accende e colora letteralmente nelle immagini quando interagisce con le altre persone. Come una fiamma che lotta per restare accesa (ehi, ma che figo la fiamma, ma l’ho visto io sto film?:S).

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21 Ottobre 2012 in A Single Man

6 Settembre 2012 in A Single Man

Veramente un film molto bello.
Colin Firth non è che mi faccia impazzire visto la sua sempre solita espressione. Ma in questo caso è veramente bravo.
Sarebbe un 7,5 in realtà.

Passione e silenzio: elaborare il lutto / 24 Settembre 2011 in A Single Man

Uscito praticamente in contemporanea con Avatar, in quei giorni ovunque sul web giravano sondaggi per stabilire quale dei due fosse il film migliore, il film dell’anno, il super film, o che addirittura lanciavano assurde competizioni sul modello: “e tu che tipo sei? l’uno o l’altro”. Ma che mania quella di queste gare al cavallo vincente, ai pronostici a tutti i costi, agli “eureka, questo rivoluzionerà tutto quanto abbiamo conosciuto fino ad oggi”, per eleggere un dio del momento, che spesso poi non dura più di una stagione. Che mania, e quanta limitatezza di vedute – ancor’più nel caso di questi due film, così diversi, così appartenenti a concezioni di cinema diametralmente opposte, eppure entrambe con pari dignità di appartenenza al mondo di celluloide, da far emergere ancora una volta, con una chiarezza di cui non c’era bisogno, le logiche distorte di un certo sistema-cinema.

Comunque.
Cosa penso di Avatar, l’ho già scritto. A Single Man l’ho visto di recente e mi è piaciuto subito: la cura nelle scenografia, l’eleganza, le scelte accurate nella costruzione delle scene, la raffinatezza diffusa (visiva e verbale), e quella “tranquillità” dell’atmosfera che permea ogni passaggio, solo apparentemente giustificata dalla resa di “un’altra epoca”, più pacata, meno frenetica, invece sicuro mezzo espressivo per comunicare immediatamente che ciò di cui si tratta qui ha poco a che fare con gli eventi e molto di più con il sentire, e non tanto con il pensiero, quanto con le percezioni. Insomma, un film che, fin dalla messa in scena, dichiara subito che ciò di cui vuole parlare è l’intimità: quella della relazione tra due “singoli” nella coppia (comunque assortita, amanti o amici) e quella di un “singolo” con se stesso.

Uno degli aspetti che mi è piaciuto di più è che non sono molti i film che riescono a mettere in scena l’intensità e la passione di una relazione certamente sessuale, oltre che amorosa, senza nemmeno mostrare, o quasi, un lembo di pelle, uno straccio di contatto o di amplesso, un apparire di corpi più o meno svestiti, ma solo suggestioni, ammiccamenti, suggerimenti, percezioni da coda dell’occhio, deglutizioni da acquolina in bocca, da vibrante tensione per il desiderio del contatto, della scoperta dell’altro e della fusione – continuamente rinnovata eppure effimera – con lui. Tuttavia non vi è nessun dubbio su ciò che attraversa George, su ciò che lo abita davanti a questo inaspettato, violento e obbligatorio distacco, d’anime certo, ma di carne – ancora più certo. Egli in fondo non parla quasi mai di ciò che prova, eppure tutto nei suoi movimenti, nelle vibrazioni che attraversano il suo corpo, nei suoi sguardi, nei pensieri che non ci comunica, nei silenzi, nei gesti di routine e in quelli privati, apparentemente estremi, ma troppo calibrati per esserlo veramente, nelle azioni compiute a metà, nelle incertezze, esprime con incredibile chiarezza e inequivocabile intensità il dolore e la tensione di una classica, eppure sempre inedita in noi, elaborazione del lutto.

Insomma: intenso, ricco, pacato e raffinato.

P.s.
Colin? Bravo, certamente (e sempre meglio via via con il passare degli anni), un’ottima prova, ma forse a mio parere un po’ troppo osannato rispetto a quanto fosse equilibratamente giusto tributargli.

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Mi aspettavo di più… / 21 Giugno 2011 in A Single Man

Troppo lento nella parte iniziale, mi è piaciuta l’ultima mezz’ora.

27 Maggio 2011 in A Single Man

Esordio alla regia perfettamente riuscito per Tom Ford, che si è dimostrato capace non solo di realizzare abiti da urlo e di scegliere modelli superhot, ma anche di portare sul grande schermo un libro stupendo, difficile, intenso e profondo. In parte se n’è discostato (e forse è stato giusto così), ma ha mantenuto ciò che ho amato nel libro. E poi Colin Firth è magnifico nella sua interpretazione e sicuramente ha aiutato a rendere questo film un piccolo capolavoro.

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Lustrarsi gli occhi / 4 Marzo 2011 in A Single Man

Esteticamente affascinante, ottima interpretazione ma un po’ sonnacchioso.

solitudine / 3 Marzo 2011 in A Single Man

Il tema di questo film è proprio questo. La solitudine, la mancanza, il profondo senso di incompletezza di cui è vittima il personaggio del professore (un grande Colin Firth), “vedovo” del suo compagno, un giovane studente.
Il professore vorrebbe farla finita, si strugge nel ricordo, si sente alienato e privo di stimoli per continuare. Neppure la cara amica (una sempre affascinante Julianne Moore, anch’essa sola ed incompleta) riesce, in parte a comprendere fino in fondo, in parte a lenire quel dolore.
Sarà un incontro inatteso e imprevisto a ridargli slancio, dandogli la forza di andare oltre e aprirsi di nuovo al mondo.
Un film di grande impatto, dove i temi dell’omosessualità (in un periodo di forte incomprensione) della solitudine e dell’imperscrutabilità del destino si fondono in maniera armonica.

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