Recensione su Nightmare II: la rivincita

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Prendo le difese di Nightmare II / 23 Ottobre 2019 in Nightmare II: la rivincita

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non è difficile comprendere il motivo per cui Nightmare II è considerato da molti il capitolo più brutto dell’intera saga: troppo conforme al primo per alcuni versi, eccessivamente originale per altri. Iniziamo da un tasto dolente, forse la pecca maggiore del sequel è che Freddy Krueger ha un impatto maggiore sulla vita reale, dunque è più concreto e meno astratto. Questa nuova direzione scardina l’idea innovativa e caratteristica che è alla base di Nightmare, ovvero la dimensione onirica in cui gli avvenimenti hanno luogo (come suggerisce il titolo, del resto). La peculiarità di Freddy Krueger è proprio quella di uccidere nel sonno: questo è l’elemento che contraddistingue il film rispetto a tutti gli altri slasher e no, non può essere toccato. Nel primo capitolo, infatti, si andava oltre la semplice paura che può suscitare qualsiasi altro horror durante la notte, perché in quel caso l’insonnia che aveva tormentato la povera Nancy Thompson era direttamente trasmessa allo spettatore, non ci si poteva rassicurare dietro a un “è solo un sogno, non è reale” perché Freddy si trova proprio lì, non appena si chiudono gli occhi. Tutto questo viene a mancare in Nightmare II, dove il legame con gli incubi è molto debole e poco convincente, probabile risultato di un malriuscito tentativo di distinguersi dal suo predecessore. L’evoluzione narrativa, invece, sembra essersi arrestata: di Freddy e di Nancy si viene a scoprire ben poco, non molto di più rispetto a quanto non sia già emerso precedentemente, pertanto non si avverte una vera e propria continuazione, non sembra esserci il desiderio di aggiungere qualcosa al già visto. L’interpretazione della sosia di Meryl Streep (Kim Myres) di certo non giova alla reputazione del film; più bravo è stato Mark Patton nei panni del protagonista, ma bisogna ammettere che, visto che siamo in tema di paragoni, neanche il primo film brilla per recitazione, nonostante la presenza di Johnny Depp (che purtroppo allora era solo un esordiente).

Diciamo anche qualcosa di positivo, però, perché non è tutto da buttare ed è proprio quel che vorrei sottolineare. La trama non è così malvagia, e in questa specie di Dottor Jekyll e Mr. Hyde ci sono alcune scene di tutto rispetto. Mi è piaciuto molto il modo in cui più volte lungo tutta la sua durata il sequel abbia messo in risalto l’elemento del fuoco/calore, strettamente connesso alla figura di Krueger. A rimanere impresso nella mia mente sarà sicuramente il momento in cui lo spietato killer dal maglione rigato stacca un pezzo del proprio cranio, mettendo in mostra il cervello pulsante: una scena orrifica, che ho apprezzato anche perché era proprio quel che avrebbe voluto fare il maestro Wes Craven, se non fosse stato ostacolato da alcuni limiti riguardanti il trucco. La morte del coach, infine, l’ho trovata sadica al punto giusto, perfetta.

È molto interessante il fatto che Freddy Krueger rappresenti metaforicamente la latente omosessualità di Jesse, o meglio, la sua paura di accettarsi in quanto omosessuale. Nonostante questo non venga mai esplicitato, il suo arrivo in un locale gay insinua il dubbio nello spettatore e che cosa faccia di notte in palestra con il professore è un grande interrogativo. Riguardando tutto in quest’ottica, risulta ancora più evidente l’assenza della morte di una ragazza o donna, persino tra gli invitati al party, come se il suo “alter ego” venisse fuori solo con i maschi oppure come se volesse eliminarli per cancellare l’attrazione che prova per loro. Jesse, poi, non parla mai ai genitori del suo disagio e inoltre inizia ad essere impossessato proprio in un momento di intimità con Lisa, costringendolo a fermarsi e darsela a gambe (cercando rifugio proprio nella cameretta del suo amico). L’unica via di scampo per liberarsi di questo “mostro”? Attraverso l’amore di una ragazza (o almeno è un palliativo, perché alcune cose non possono essere represse per sempre).

È chiaro che Nightmare II, in quanto sequel, risulta fortemente penalizzato dal confronto con il film padre della saga, ma, senza volersi ancorare alla rigidità imposta da un rapporto di subordinazione, penso che il risultato finale non sia così male, anzi, è un prodotto che funziona nella sua individualità, sebbene una parte del potenziale sia andata sprecata. 6,5.

2 commenti

  1. dexter79 / 23 Ottobre 2019

    Grazie, mi hai mostrato dei dettagli che non avevo colto… e in effetti hai ragione!
    Quasi quasi concordo con te!

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