Recensione su 1981: Indagine a New York

/ 20146.338 voti

Io li odio quelli del / 8 Marzo 2016 in 1981: Indagine a New York

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Abel ha il c**o molto basso, mentre corre attraversando New York fatta di depositi, ferro e ruggine. Bella NY, non ci vivrei – e nella fattispecie tutti i personaggi qui dovrebbero essere morti di tetano. Perché lui è nu pocc yuppie, e corre ma poi si veste cool e coi guanti e ha sta faccia da boss del narcotraffico, invece è un onesto commerciante di, di che, nafta? Olio combustibile? Vabbè, che vuole fare un grosso investimento per ingrandirsi, ma al contempo qualcuno sta attaccando e svuotando tutti i suoi tir, e pestando i conducenti, ma al contempo la pula bussò, e lo stanno per portare a processo anche se lui sa di avere le mani pulite. Infatti la contabile era quella topa di sua moglie, figlia di boss da cui lui si vuol tener ben lontano, e la quale chettelodicoaffare aveva taroccato il mazzo. Per cui l’idea del film consiste in costui che vagola cercando di fare la cosa giusta, letteralmente, in un mondo dove succede la qualunque. Per lo più si prende delle gran botte, metaforiche e non, continuano a sovrapporsi problemi e lui “TRANQUILLI, GHE PENSI MI!”, e poi invece non la più pallida idea di che pesci pigliare. Molto tipo Paperino, se vogliamo un riferimento colto, al bivio con via crucis. Bisogna piegarsi e adeguarsi al contesto oppure rispettare le regole, n’importe quoi? Il tutto su uno sfondo da film anni ‘80-’90 (oppure ‘81), tipo quelli con Gene Hackman che inseguiva i gansta in macchina. Ci sono le famiglie maffia che fanno le riunioni sentendo Una lacrima sul viiiiiiiiisò, un sacco di ruggine (dissilo? ahah, dissilo), corruzione dappertutto e l’81 è stato a NY un pessimo anno. Lo sapevo, infatti mi è sempre stato sul ca**o, l’81.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext