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Recensione su Sette minuti dopo la mezzanotte

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Impalpabile / 22 maggio 2017 in Sette minuti dopo la mezzanotte

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film di Bayona ha dalla sua parte diversi elementi positivi: la messinscena poco edulcorata di un dolore inesprimibile e di un tema difficile da rappresentare come quello della malattia terminale; una regia salda e pulitissima; inserti animati interessanti dal punto di vista grafico; bravi attori.

Per il resto, Sette minuti… mi è parso molto convenzionale dal punto di vista narrativo: al di là del messaggio secondo cui non esistono buoni o cattivi totali ma solo sfumature e interpretazioni delle stesse e passando oltre l’escamotage fantasy che, comunque, a mio parere, ripropone elementi già presenti in altri racconti per ragazzi (o giovani adulti che dir si voglia), come La storia infinita, il racconto avanza senza un vero mordente e, al di là delle toccanti scene tra madre, figlio e nonna, non mi ha mai coinvolta.
Soprattutto, ho trovato il mostro molto poco ambiguo, poco soddisfacente se rapportato alle premesse che la sua presenza vorrebbe suggerire: il fatto che sia doppiato da Liam Neeson che, per un attimo, si intravede in una delle foto di casa nelle vesti di nonno del protagonista, lascia pensare che il suo spirito non abbia abbandonato la sua famiglia e che tenti di proteggere/aiutare il nipote in un momento tanto difficile e doloroso della sua giovane vita. Per il resto, l’ho trovato una guida narrativamente impalpabile.

Altri elementi suggestivi, come la concezione del tempo (la nonna dice al ragazzino che solo la sua pendola segna l’ora giusta; il mostro non compare sempre sette minuti dopo la mezzanotte, ma sette minuti dopo le dodici; la vita della mamma sembra scorrere via come la sabbia di una clessidra che non può essere capovolta; ecc.), le strabilianti capacità artistiche del ragazzino e il valore magico-animistico del nome (il bullo che si accanisce sul protagonista dice che lui è invisibile ai suoi occhi e che, quindi, non esiste, mentre il tasso non fa che ripetere il suo nome e cognome, Conor O’Malley-Conor O’Malley-Conor O’Malley, come un mantra, per ricordargli la sua identità e la sua presenza nel mondo), sono solo abbozzati e non incidono in maniera significativa sul racconto, quando avrebbero potuto esserne le chiavi di volta.
Insomma, un film con tante premesse, tanti ingredienti suggestivi e, purtroppo, anche tanta prevedibilità.

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