Recensione su L'uomo di Londra

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25 maggio 2015

Un Bela Tarr un po’ diverso dal solito quello che ha diretto questa pellicola tratta da un romanzo del grande Georges Simenon.
O almeno, lo stile è quello consueto, ben rodato (del resto, questo è il suo penultimo film), anche se forse un po’ meno naturale del passato (alcuni piani sequenza, tra cui quello iniziale, appaiono un po’ forzati).
Non ci ho trovato la magia delle altre sue pellicole, forse per la mancanza della parlata ungherese così suadente, forse perché le musiche sono leggermente inferiori del solito, ma non credo solo per questo.
Non mancano, in ogni caso, alcune grandi scene, come quelle in generale in cui appare l’ispettore e quella, splendida, del ballo, che fa molto Hieronymus Bosch e ricorda le danze squinternate di Satantango.
Le autocitazioni sono del resto diverse e ben riconoscibili dai conoscitori del regista di Pecs.
Ad ogni modo, pur non essendo sicuramente il suo miglior film, Tarr ha il grande merito di restituire in pieno allo spettatore le magiche atmosfere tipiche della scrittura di Simenon, con un bianco e nero forse meno contrastato del solito, ma ugualmente efficace.

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