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Recensione su Le regole del caos

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12 giugno 2015

“Una storia moderna”, a detta di Alan Rickman, quella di “A little chaos”, incomprensibilmente tradotto per il pubblico italiano con “Le regole del caos”: un film che ricostruisce e reinventa la creazione di Rockwork Grove, dimora del Re Sole, e la realizzazione della sala da ballo esterna da parte di André Le Nôtre. Interpretato da Matthias Schoenaerts (apprezzato da Rickman in “Un sapore di ruggine e ossa”), il pragmatico architetto assiste agli input innovativi e instaura una vera comunione intellettuale con Sabine de Barra, una Kate Winslet che aveva già lavorato con il regista sul set di “Ragione e sentimento” di Ang Lee. Ed è il suo personaggio che fa da motore a tutto il film: nella sua concezione della vita, della creatività e delle emozioni, del tutto vicina al nostro secolo. Nel suo orgoglio, ma anche nelle sue paure, Sabine rivela d’essere una donna tutt’altro che fragile e intimorita dalle innumerevoli presenze maschili con le quali si ritrova a dover lavorare. Di contro all’approccio matematico e calcolatore di Le Nôtre, Sabine gli mostrerà come sdoganarsi dalla geometricità del suo paesaggio intellettuale ed emotivo.

Perché in effetti “Le regole del caos” vuole essere una metafora, l’ennesima, incentrata sulla natura umana: laddove vi sono più o meno intemperie risiedono le inquietudini, le insicurezze, gli equilibri dei personaggi, come in un romanzo realista. Come suggerisce il titolo, però, il caos regna sovrano, e non si dà adito ai giusti approfondimenti né a una coerenza stilistica. L’impronta teatrale del film, notevole nella recitazione di un Alan Rickman composto, lascia spazio via via ad un banale melodramma in cui i ruoli si slavano e si confondono senza imporsi. Dopo la notevole prova de “L’ospite d’inverno”, Alan Rickman pare compiacersi eccessivamente dei suoi spazi, mantiene uno stile pulito e lineare, togliendo i fondamenti a quello che avrebbe potuto essere un interessante spunto di riflessione, sebbene già trattato in tutte le salse possibili. I film in costume, si sa, hanno tutti un’impronta piuttosto pomposa, e “Le regole del caos” va ad accodarsi a tutta una serie di pellicole che hanno da mostrare soprattutto imponenti scenografie e costumi, confermando quanto l’apparenza possa ingannare sull’effettiva qualità cinematografica.

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