Recensione su A Dangerous Method

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7 novembre 2011

Cronenberg stavolta alle prese con la mente, anziché col corpo, dei suoi personaggi.
Ritratto d’epoca splendido: costumi, scenografia, taglio dei personaggi. Trio di attori che funziona: la Knightley, con qualche eccesso nella parte iniziale, dà un’ottima prova nella seconda; Fassbender “misurato”; Mortensen forse annoiato, forse un po’ sbiadito, fa il giusto; Cassel bravo seppur in un piccolo ruolo. Film che complessivamente definirei buono, ma a differenza degli altri lavori di Cronenberg lascia poco spazio alla reale dimensione psicologica dei personaggi – al di là di come ciascuno possa intendere le discussioni, ad esempio, fra Freud e Jung – a vantaggio dell’estetica cinematografica; Cronenberg sacrifica così ciò che avrebbe potuto diventare elemento coinvolgente del film per sfornare un prodotto che, seppur indubbiamente ben confezionato, non prende mai il largo e ci tiene emotivamente lontani dalle perversioni e dai dilemmi psicologici sui quali eppure i protagonisti si interrogano. Film distante e asettico, per non dire freddo, ma comunque gioia per gli occhi che non fa rimpiangere i soldi spesi per il biglietto.

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