Recensione su A Dangerous Method

/ 20116.3494 voti

6 ottobre 2011

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho riflettuto a lungo sul voto da dare a questo film: infatti, ero in pericoloso bilico tra le sei e le sette stelline.

Motivi a favore del sette:
– ricostruzione d’epoca: ottime scenografie (ho un debole per tutto ciò che gravita intorno al secessionismo viennese) e bei costumi;
– Vincent Cassel nei panni di Otto Gross: l’attore francese ha un’aria bohémienne insuperabile ed il suo viso sghembo ben si adatta al ruolo del nevrotico libidinoso. In un ipotetico film in cui comparisse il pittore, secondo me sarebbe un Van Gogh perfetto;
– il divertimento che sottende alcuni dialoghi tra Jung e Freud: in alcuni momenti, lo spirito analitico suona quasi ridicolo;
– la verbosità dei dialoghi, cui ammetto di non essere più abituata;
– le contraddizioni dovute al contrasto tra etica, pulsioni e sentimento.

Motivi a favore del sei:
– scarsa consequenzialità degli eventi e della maturazione dei sentimenti: la Knightley è passionale (pure troppo), ma -fino ad un certo momento- non si comprende bene se il suo attaccamento al dott.Jung sia dettato da pura curiosità o se ne sia innamorata come proclama. Ho trovato che il suo, nonostante rappresenti la chiave di volta della vicenda, sia un personaggio un po’ irrisolto, poco intrigante;
– l’eccessiva lunghezza del racconto: mi sono annoiata a più riprese;
– Cronenberg non sembra Cronenberg: de gustibus.

Sfoltito qui e là ed approfondite le caratterizzazioni di alcuni personaggi, probabilmente, l’avrei gradito di più.

Nota 1: dal punto di vista estetico, Fassbender -qui- mi ha ricordato a più riprese alcuni personaggi dipinti da George Grosz.
Nota 2: i disegni appesi alle pareti della camera di Gross richiamano fortissimamente quelli di Schiele!
Nota 3: osservo solo ora che ho ravvisato tanti riferimenti alla storia dell’arte, oibò!

3 commenti

  1. henricho / 6 ottobre 2011

    Cronenberg non sembra Cronenberg..è un macigno, considerato che volevo vederlo soprattutto per Cronenberg! 😉
    potrebbe deludermi da questo punto di vista vero?
    ma i riferimenti artistici stimolano ancora il mio interesse!

  2. Stefania / 6 ottobre 2011

    @enrico: hai visto più film di Cronenberg di me e, quindi, potresti avere in mente ben più riferimenti di quelli che ho io: probabilmente, sono in difetto, per cui vallo a vedere comunque 😉
    Non è uno di quei film di cui consiglierei caldamente la visione, ma non è neppure da buttare, a conti fatti.

  3. emily / 6 ottobre 2011

    il rapporto tra Sabine e Jung attiene al “transfert” cioè ai sentimenti e alle emozioni che la paziente proietta sull’ analista.
    si tratta di un “agito” da evitare in modo assoluto, visto che il rischio è quello di restare intrappolati nella ripetizione di situazioni e sentimenti del nostro passato…
    Concordo su alcuni tempi lunghi nel ritmo e sulla poca definizione di alcuni personaggi.
    Credo che tutto vada rapportato all’epoca in cui si svolge la storia.. con la consapevolezza di una rigidità di ruoli in cui le passioni sconvolgono un ordine ben definito e quasi intoccabile…

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