2011
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A Dangerous Method

/ 20116.3496 voti
A Dangerous Method

Buone isteriche e controtransfert, ma non decolla.. / 10 Luglio 2016 in A Dangerous Method

Sará che, studiando psicologia da ormai 6 anni, tutto quello che gira attorno alla psicoanalisi mi ha un po’ stufato. Stufato nel senso che, ho letto centinaia di cose a riguardo e almeno nel tempo libero, vorrei evitare di incasinarmi in teorie – ormai superate – e paroloni. Questo film, però, era nella wishlist delle cose da vedere da tempo, e guarda caso, l’ho trovato su Netflix dopo una veloce ricerca. All’inizio prende bene, ottimi gli interpreti e i costumi sono eccezionali (va bene son di parte, i film ambientati A fine 800 e inizio ‘900 sono incanto per i miei occhi). Non conoscevo il background di Jung ed è stato piacevole conoscerlo tramite il film, e mi ha sorpreso abbastanza. Ma per il resto, questo film, per me, non riesce a decollare. Mi sono addormentata durante l’ennesimo dialogone tra Freud e Jung sulla nave per l’America, risvegliandomi subito dopo vedendo che la storia non si era evoluta. Ho continuato per inerzia a guardarlo, ma semplicemente non mi ha preso. Gli do un timido 5.

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Non è il mio genere / 8 Gennaio 2016 in A Dangerous Method

ma nonostante questo è un film che mi ha tenuto sveglio e mai annoiato. Ottimi gli interpreti, la sceneggiatura e la fotografia degni del suo regista. Un argomento ostico come la psicoanalisi raccontato attraverso il rapporto fra due grandi come Freud e Joung e la storia di ques’ultimo con una sua paziente. Non facile da seguire nei dialoghi fra i due scienziati che la maestria del regista però non rende mai noiosi.

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13 Aprile 2014 in A Dangerous Method

Se non fosse per la bravura dei tre attori principali, perfetti nei loro ruoli, sarebbe un film noioso e difficile da reggere.

10 Marzo 2013 in A Dangerous Method

Film frettoloso, superficiale e storicamente impreciso.

14 Febbraio 2013 in A Dangerous Method

È un film giusto. La storia che l’ha ispirato è senz’altro intrigante ed affascinante. Esce dagli schemi dei soliti film romantici, sfida la ragione del tempo.
Un uomo e una donna, diversi come l’acqua e il fuoco, ma necessari l’uno all’altra per domarsi. Un terzo volto, quello di Freud, che “troneggia sui suoi conoscenti, che riduce in bambini ed analizza”. Tre personaggi contrastanti che danno un’idea di quanto fosse diversa la vita per tutti prima dello scoppio della grande guerra e di come, però, già esistessero conflitti ideologici ai quali anche grandi menti, oserei dire immense, come quella di Freud e del suo “erede”, non sono riuscite a frenare.
La regia è ottima, senza alcun dubbi. Le scene catturano e mettono in risalto, soprattutto quelle legate ai momenti più intimi tra i due protagonisti, la vergogna che a quel tempo si provava, anche stando da soli. Le scene di sadomaso vengono riprese sempre da angolazioni particolari, come se il regista avesse rubato quelle immagini nascondendosi o guardando nel riflesso di uno specchio.
L’unica pecca è che, se non fosse per le didascalie al cambio di scena, non si evince il passare del tempo, né nei personaggi al livello fisico, né nell’ambiente o in altro. Sono davvero pochissimi i dettagli che catalizzano l’attenzione durante la visione sul periodo storico, ancora di meno riguardo l’aspetto politico. Insomma, avrebbero potuto renderlo più realistico in fatto di ambientazioni.
È un film da guardare e apprezzare per l’unicità del suo genere e per la ottima interpretazione di Keira Knightley che dona al personaggio uno spessore notevole.
Buona visione dal gufo! 😀

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Vabbè / 27 Gennaio 2013 in A Dangerous Method

Che strani capezzoli ha la Knightley, non ho fatto altro che pensarci per tutta la durata del film.
Comunque, questo non è il Cronenberg che apprezzo, anzi, più lo rivedo e più non mi sembra un film suo, se non fosse per le inquadrature strategiche e la fotografia ottima.
La sceneggiatura è scarsa, ma il film si lascia guardare.
Ci sono Mortensen e Fassbender, è un film di Cronenberg, quindi non posso dargli un voto insufficiente, sono di parte.
Però, onestamente, la Knightley mi sembrava spastica ed esagerata nell’interpretazione, assolutamente inadatta – nonostante non mi dispiaccia per niente in altri film.
Per il resto, l’ho rivisto altre due volte nel tentativo di farmelo piacere, ma le uniche parti interessanti erano quelle Mortensen-Fassbender ed il momento in cui Fassbender prende a scudisciate il culo della schizofrenica Knightley .

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27 Gennaio 2013 in A Dangerous Method

L’ho assolutamente amato. Forse non sono obiettiva, da studentessa di Psicologia, e forse per chi è fuori dall’argomento può essere risultato pesante e difficile, ma io ho sguazzato felice in ogni dialogo serrato a proposito di psicoanalisi. La sceneggiatura è davvero il punto forte, perchè a mio parere, ha messo insieme teoria della psicoanalisi, negli affascinanti dialoghi tra Freud e Jung, e storia d’amore, con i dialoghi intesi di Sabina e Jung.
Inutile dire che Fassbender/Jung e Mortensen/Freud fanno un lavoro curatissimo di rappresentazione di personaggi imponenti, ma io pongo l’accento su Keira Knightley, che dai più è stata criticata, ma che io ho trovato, come sempre, eccellente. Isterica nella prima parte del film e controllata dopo, ma sempre con dei piccoli tic, delle sfumature isteriche, e degli sguardi penetranti che davvero, fanno della sua Sabina Spielrein (una delle prime psicoanaliste), un personaggio meraviglioso.
Fotografia luminosa e piena di bianchi, scenografie stupende, abiti curatissimi e una colonna sonora azzeccata, rendono il film di Cronenberg, che sparge lungo quell’ora e quaranta di lunghezza, 2-3 inquadrature bellissime, una pellicola da vedere.

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9 Gennaio 2013 in A Dangerous Method

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sarà che ho amato “Prendimi l’anima”, forse più centrato sulla storia di Sabrina Spielrein e Jung, ma questo film l’ho seguito proprio male……. La Keira ogni volta che fa la “pazza” sembra più avere un attacco epilettico, i dialoghi fra Freud e Jung ho fatto fatica a seguirli (e si che l’ho studiata quella roba!!)
Poco prima dei titoli di coda…… Breve riassunto di cosa è accaduto ai protagonisti: Sabrina Spielrein torna in Russia col marito, ha due figlie e muore fucilata in una sinagoga….. Un accenno all’Asilo bianco per cui si ricorda la sua attiva no, eh?!

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19 Dicembre 2012 in A Dangerous Method

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è il film nuovo di Cronenberg, regista matto che ha girato decine di capolavori, e forse gli sarebbe bastato girare il solo Eraserhead mille anni fa per decidere che è un genio. Ciò detto, nonostante la versione fosse di nuovo originale perché quando posso vederli al cinema in lingua cerco di non perderli, il film mi ha ampiamente deluso:( C’è un cast della ullappeppa, e la più figa è l’unica che non so chi sia, con quegli occhioni innocenti da pompe (ehmXD), la moglie cornuta di Jung. La storia è quella della relazione a tre tra Jung (Fassbender, che leggo in giro sia una specie di sex symbol ma no, mi dispiace deludervi qua sta vestito), una sua giovane paziente che contribuirà poi in maniera determinante allo sviluppo della psicoanalisi (Keira Kn, che per mezzo film fa le facce da matta sporgendo in avantissimo il mento) e il vecchio Freud (Viggo Morte), il quale dapprima vede in Jung il suo successore e poi ci litiga. Ah, e poi passa anche un praticamente ninfomane Vincent Cassel. E insomma non lo so, questo mondo patinato, questi personaggi così fighi per una esposizione tutto sommato così superficiale del metodo psicoanalitico, approfondito poco o niente, questo Jung che ha paura della sua ombra, che non scopa quando dovrebbe e scopa quando non dovrebbe, e poi se ne pente. Mah. Seriamente, non mi è sembrata nulla di che la sceneggiatura e nemmeno per la messa in scena ci si è impegnati un granché. Voglio dire, lo si poteva far fare anche ad Ivory nei suoi momenti peggiori, Cronenberg ha fatto dei film che sono praticamente di culto, che è sta… roba? Lo studio delle pulsioni, erotiche e non solo, compiuto su se stessi è senz’altro uno dei temi tipici del regista, dal punto di vista mio come studio qua non è riuscito e tutto rimane fastidiosamente a galla. Serio, mi spiace aver dato dei soldi, non mi capita spesso.

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29 Ottobre 2012 in A Dangerous Method

Fotografia impeccabile, recitazione anche, ambientazione storica e definizione dei personaggi assolutamente all’altezza.
Le nevrosi dei personaggi, i loro rapporti che sono inevitabilmente malati (ho una pessima opinione della psicanalisi), la struttura di una società che, con la costante repressione personale e sessuale genera le nevrosi che poi personaggi a loro volta nevrotici cercano di curare, tutto perfetto insomma.
Se non che per chi non abbia una minima infarinatura dell’ambientazione storica e della pratica medica il tutto risulta pressocché incomprensibile, solo un film pruriginoso in cui si sviluppa un rapporto piuttosto patologico tra un medico e la sua paziente.
Rischio che corrono spesso i film piuttosto specialistici.

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31 Maggio 2012 in A Dangerous Method

Non l’ho trovato pesante, nè troppo parlato, diciamo che le pecche maggiori le ho notate in altri ambiti: in primis l’ho trovato un film sostanzialmente freddo, distaccato, l’occhio di Cronenberg è quasi impersonale, e questo aspetto mi ha convinta poco. Mi aspettavo più visceralità, invece i ritmi compassati, seppur mai noiosi, hanno frenato il mio entusiasmo. La Knightley è costantemente sopra le righe, e non solo nella prima parte, in cui è eccessiva, ma anche nella seconda parte, in cui poteva mostrare maggior varietà di recitazione, invece è sempre, o quasi, fuori luogo e fuori ruolo. Mortensen e Fassbender se la cavano bene, anche se nessuno dei due spicca più di tanto. Ottimo il cameo di Cassel, veramente molto nel personaggio.

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5 Aprile 2012 in A Dangerous Method

Quando guardi il timer e non aspetti altro di vedere i titoli di coda credo sia decisamente un fallimento.
Non ti viene neanche la voglia di capire e interessarti dell’argomento. Fatto molto male e noioso.
Freud e Jung… Credo ci sia altro…

19 Marzo 2012 in A Dangerous Method

Ma che noia…….speravo si riprendesse….ma niente. Una noia micidiale. Se volete vedere un bel film sulla storia d’amore tra Jung e Sabina Spierlein consiglio caldamente Prendimi l’anima. Questo film è solo una mezza scopiazzatura mal riuscita. Evitatelo e vedere l’altro che merita.

Freud e Jung cosa ne penserebbero? / 5 Marzo 2012 in A Dangerous Method

Loro cosa ne penserebbero del film? Grazie a Dio non ce lo possono dire. Altrimenti credo sarebbe tutto da censurare.
Belli i costumi, la scenografia, impeccabile Fassbender nel ruolo di Jung, Mortensen è uno spettacolo: perfetto, bravissimo, eccezzionale, incarna Freud come pochi altri hanno saputo fare. Lodi anche a Vincent Cassel che ha interpretato Otto Gross in modo magistrale. Trama ben sviluppata, anche se, secondo me, i dialoghi sono a volte troppo articolati e difficili da seguire. Bè…in realtà la trama non mi ha fatto impazzire: tanto sesso, tanto amore, tante canne, ma troppo poca psicanalisi. La regia mi è piaciuta…non seguo i lavori di Cronenberg, quindi non so se questo film sia “da lui” o se ha sbagliato rispetto al solito.
Fino a questo punto il film sarebbe da 7 ma c’è una cosa che proprio non sono riuscita a sopportare: Keira Knightley. Lei è stata la rovina di qiesto film. Lei e quel suo mascellone che occupa tutto lo schermo, che le ricopre la faccia, che oscura anche gli attori che le stanno attorno. Lei e la sua aria da “sono pazza ma voglio scopare”, “picchiami perchè solo così mi eccito”…..che schifo. Ecco, questa è la verità, lei mi è stata sulle palle per tutto il film.
Ciliegina sulla torta: la prof di Arte ci sta parlando anche di Freud e a cominciato a farci vedere sto film. Una volta mi è bastata, la seconda non la posso sopportare! Ma poi, vi sembra un film da far vedere a scuola!?!?!

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25 Gennaio 2012 in A Dangerous Method

PRO:

1. Una sceneggiatura ben scritta, avvincente, ricca di scambi interessanti e citazioni incisive. Lo scenggiatore de “Le Relazioni Pericolose” si conferma abile nel manipolare questo tipo di testi, fornendo anche una buona ricostruzione storica.
2. Molto buona anche la scenografia e la ricostruzione di scena.
3. Grandioso Mortensen che non sembra, è Freud! E bravo anche Fassbender che, secondo me è l’attore dell’anno (peccato non abbia ricevuto nessuna candidatura all’Oscar).

CONTRO:

1. Keira Knightely. Dall’inizio alla fine è un cumulo di smorfie esasperate, di contrazioni e spasmi e occhiate a metà tra “quanto sono dritta” e “sono la dura del film, picchiami!” Letteralmente inguardabile. Quella mascella prorompente spinta oltre i limiti fisici dell’articolazione è un abominio.
2. Cronenberg non è lui. D’accordo, ha cambiato obiettivo e guarda all’interno per cercare l’aberrazione psicologica e contestualizzarla, ma il film è totalmente diverso dai suoi precedenti, è “quasi lineare”, un buon film ma non ha le caratteristiche peculiari del suo regista. Manca una certa verve.
3. Keira Knightely…L’ho già detto??

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7 Novembre 2011 in A Dangerous Method

Cronenberg stavolta alle prese con la mente, anziché col corpo, dei suoi personaggi.
Ritratto d’epoca splendido: costumi, scenografia, taglio dei personaggi. Trio di attori che funziona: la Knightley, con qualche eccesso nella parte iniziale, dà un’ottima prova nella seconda; Fassbender “misurato”; Mortensen forse annoiato, forse un po’ sbiadito, fa il giusto; Cassel bravo seppur in un piccolo ruolo. Film che complessivamente definirei buono, ma a differenza degli altri lavori di Cronenberg lascia poco spazio alla reale dimensione psicologica dei personaggi – al di là di come ciascuno possa intendere le discussioni, ad esempio, fra Freud e Jung – a vantaggio dell’estetica cinematografica; Cronenberg sacrifica così ciò che avrebbe potuto diventare elemento coinvolgente del film per sfornare un prodotto che, seppur indubbiamente ben confezionato, non prende mai il largo e ci tiene emotivamente lontani dalle perversioni e dai dilemmi psicologici sui quali eppure i protagonisti si interrogano. Film distante e asettico, per non dire freddo, ma comunque gioia per gli occhi che non fa rimpiangere i soldi spesi per il biglietto.

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7 Novembre 2011 in A Dangerous Method

Cronemberg abbandona la violenza ed il sangue che scorreva copiosamente nei suoi ultimi film per ritornare , come già fece ottimamente con Spider, all’indagine psicologica proponendoci con la consueta cura la storia di Sabina Spielrein che affetta da gravi problemi psichici viene curata con successo da Carl Gustav Jung diventandone infine l’amante per poi affermarsi a sua volta come valente e famosa psicoanalista .
Il film è bello e l’analisi delle tre personalità principali viene centrata con grande efficacia grazie alla prova fornita dall’ottimo cast che , oltre a Keira Knightley ormai troppo magra, con troppo mento e troppi denti per essere bella , ma che ha fascino da vendere ed è indiscutibilmente brava a rendere magnificamente la figura della Spielrein , vede l’eccellente Viggo Mortensen dar vita a Freud mentre Michael Fassbender interpreta con molta convinzione la figura di Jung . Apprezzabile anche il cameo offerto da Vincent Cassel nella parte del dissoluto Otto Gross.

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A dangerous topic… Da evitare se non lo si sa trattare con un minimo di originalità / 4 Novembre 2011 in A Dangerous Method

Un film eccessivamente romanzato, che, contrariamente alla tematica che tratta, non riesce ad andare in profondità come vorrebbe. Una Keira Knightley stranamente insopportabile, esagerata e poco credibile, che si trova a rivestire il noioso ruolo della ninfomane isterica da esibizione francese ottocentesca. Decisamente stereotipata anche la caratterizzazione della moglie di Jung, felicemente assoggettata al potere e all’influenza maschile del marito. Risulta inoltre estremamente ridondante l’ormai banale e pluritrattato contrasto tra libertà sessuale e repressione delle pulsioni: il film non ci racconta nulla di nuovo e non riesce a trattare la dicotomia di cui sopra dandole il giusto peso attraverso uno sguardo originale, ma si abbandona, al contrario, ai classici luoghi comuni. A questo proposito, patetica la figura di Cassel, classico “folle” spirito libero dalla barba incolta che porta Jung a riflettere sulla sua castrazione borghese. Anche questo spunto resta purtroppo inconcluso, soffocato dalla banalità dei dialoghi e dalla superficiale e sbrigativa caratterizzazione dei personaggi. Così come, d’altronde, il tema del tabù sociale imposto alla sessualità, una delle poche note interessanti del film, che viene sfiorato durante i discorsi tra Freud e Jung per poi essere rifuggito e abbandonato a sè stesso. Del tutto evitabile, infine, la troppo semplicistica associazione tra rigore castrante-liberazione-follia, che rende poco credibile persino il personaggio di Jung. Trovo che il film si ripenda nel corso degli ultimi quindici minuti, ma questo non basta per alzare il mio voto fino alla sufficienza. Da Cronenberg mi aspettavo qualcosa di più.

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11 Ottobre 2011 in A Dangerous Method

Diciamo che è la domanda principale, perchè la Knightley?: fuori parte, eccessiva, anche quando non è schizoide è disturbante. Non saprei dire quanto in questa interpretazione sia dato dal tracimare tipico di chi interpreta il folle oppure da una scelta puntigliosa di un caso specifico (dove si sono documentati per quelle movenze, costrizioni, smorfie?), ma in generale sembra tutto molto eccessivo. Invece bravi gli altri, almeno in parte.
C’è una linea che attraversa il film, è il maschile e il femminile disarticolato fra autonomia dell’uno, sudditanza sociale e psichica dell’altra, ma un’altra si affaccia ed è il rapporto padre vero/putativo, figlio/a allievo, per non parlare dell’ambivalenza razziale e dell’approccio psicoanalitico che vede scienza/umanesimo scontrarsi fino alla rottura. Tutti temi interessanti e corposi stretti in una rappresentazione molto controllata e un pochino stanca: quadri e avvenimenti spesso incollati gli uni dietro gli altri senza molto respiro.
E la parola: la psicoanalisi è parole e indagine su di essa, in jung addirittura è metodo ed è lui il borghee, ariano, cristiano che viola una delle regole principali del rapporto terapeutico vivendo sulla sua pelle il precetto sociale della repressione degli istinti e della impossibilità di farlo. C’è una scissione in Jung fra la sua socialità, persona, che riguarda il mondo ordinato della famiglia tradizionale specchiata da una moglie al limite dell’improponibile in quanto ad autocastrazione e il suo sè, sessualmente libero, totalmente non monogamico. E per quella scissione egli è alla fine “malato”.
Se c’è una ricerca della violenza in questo film mi sembra tutta da cercarsi nella violenza dell’autorità, del sistema sociale introiettato, della disparità di genere (impressionante l’approccio ai figli della moglie di Jung rispetto alla liberata sabine), nella lotta con il padre, nella lotta contro se stessi, nella violenza dell’impulso sessuale.
Il cameo di Cassel è il concretarsi di un demone che parla all’angelo bianco borghese istigandolo al peccato della libertà, quella stessa libertà che è tematizzata continuamente fra i tre medici, includendo sabine, come difficilmente definibile.
Tutta da interpretare la barca con le vele rosse (richiamata da un quadro nello studio di jung): dono della moglie e subito mezzo di adulterio, ma rappresentato come un guscio che racchiude quasi un abbraccio in posa fetale (un ritorno all’infanzia preverbale dei due amanti) e subito dopo luogo di confronto fra Padre putativo e allievo, in cui il primo richiama all’ordine il secondo scatenando la colpa o almeno il bisogno di rientrare nelle regole borghesi e con esse lo strumento principe del vivere sociale: la menzogna.

dopo un po’ risulta pesantuccio

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6 Ottobre 2011 in A Dangerous Method

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho riflettuto a lungo sul voto da dare a questo film: infatti, ero in pericoloso bilico tra le sei e le sette stelline.

Motivi a favore del sette:
– ricostruzione d’epoca: ottime scenografie (ho un debole per tutto ciò che gravita intorno al secessionismo viennese) e bei costumi;
– Vincent Cassel nei panni di Otto Gross: l’attore francese ha un’aria bohémienne insuperabile ed il suo viso sghembo ben si adatta al ruolo del nevrotico libidinoso. In un ipotetico film in cui comparisse il pittore, secondo me sarebbe un Van Gogh perfetto;
– il divertimento che sottende alcuni dialoghi tra Jung e Freud: in alcuni momenti, lo spirito analitico suona quasi ridicolo;
– la verbosità dei dialoghi, cui ammetto di non essere più abituata;
– le contraddizioni dovute al contrasto tra etica, pulsioni e sentimento.

Motivi a favore del sei:
– scarsa consequenzialità degli eventi e della maturazione dei sentimenti: la Knightley è passionale (pure troppo), ma -fino ad un certo momento- non si comprende bene se il suo attaccamento al dott.Jung sia dettato da pura curiosità o se ne sia innamorata come proclama. Ho trovato che il suo, nonostante rappresenti la chiave di volta della vicenda, sia un personaggio un po’ irrisolto, poco intrigante;
– l’eccessiva lunghezza del racconto: mi sono annoiata a più riprese;
– Cronenberg non sembra Cronenberg: de gustibus.

Sfoltito qui e là ed approfondite le caratterizzazioni di alcuni personaggi, probabilmente, l’avrei gradito di più.

Nota 1: dal punto di vista estetico, Fassbender -qui- mi ha ricordato a più riprese alcuni personaggi dipinti da George Grosz.
Nota 2: i disegni appesi alle pareti della camera di Gross richiamano fortissimamente quelli di Schiele!
Nota 3: osservo solo ora che ho ravvisato tanti riferimenti alla storia dell’arte, oibò!

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