A Classic Horror Story

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A Classic Horror Story

Cinque persone stanno viaggiando a bordo di un camper, verso la stessa destinazione, approfittando di un servizio di car pooling. Il viaggio è lungo e scende la sera. La strada è buia e, per evitare la carcassa di un animale sulla strada, il ragazzo alla guida sbanda e finisce contro un albero. Quando i viaggiatori si riprendono, si rendono conto di trovarsi in mezzo al nulla: la strada è scomparsa e intorno a loro c'è un bosco fitto. In mezzo a una radura, trovano una casa, dimora di un antico culto. Sembra un film horror, vero? Anzi, un classico film horror.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: A Classic Horror Story
Attori principali: Matilda Anna Ingrid LutzMatilda Anna Ingrid LutzFrancesco RussoFrancesco RussoPeppino MazzottaPeppino MazzottaWill MerrickWill MerrickYuliia SobolYuliia SobolAlida Baldari Calabria, Cristina Donadio, Francesca Cavallin, Justin Alexander Korovkin

Regia: maschioRoberto De FeomaschioPaolo Strippoli
Sceneggiatura/Autore: David Bellini, Roberto De Feo, Lucio Besana, Paolo Strippoli, Milo Tissone
Colonna sonora: Massimiliano Mechelli
Fotografia: Emanuele Pasquet
Costumi: Sabrina Beretta
Produttore: Iginio Straffi, Maurizio Totti, Alessandro Usai, Gaia Antifora
Produzione: Italia
Genere: Horror
Durata: 95 minuti

Dove vedere in streaming A Classic Horror Story

Proprio non è un horror… / 23 Luglio 2021 in A Classic Horror Story

Netflix ci propone una classica storia horror… Potrei aggiungere non eccezionale. Quindi il titolo diventerebbe A CLASSIC BUT NOT GREAT HORROR STORY, ecco… già va meglio.
L’idea non è assolutamente malvagia, il finale è di condanna e nei titoli di coda anche divertente.
E allora cosa non funziona, direte voi?
Come prima cosa la recitazione! Mamma mia che dolore!!! L’unico che si salva è il medico ma per gli altri ecco cosa è horror!!!
Poi la stessa conduzione della trama; troppo lenta e delle volte i salti delle scene non sono azzeccati. Le musiche non hanno una spiegazione se non quella di volerle far diventare angoscianti ma non ci riescono.
Alcune violenze non sono motivate. In un horror tutto ha un senso e in questo non è proprio così.
Purtroppo non ricordo più un horror piacevole da vedere. ultimamente sono molto deludenti.
Attendo fiducioso di essere folgorato.
Bocciato!
Ad maiora!
#filmaximo

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Insomma….. / 18 Luglio 2021 in A Classic Horror Story

Nel panorama horror dei giorni nostri ce n’è tanta di robaccia e questo non lo è del tutto.
Ha tanti difetti, ma per essere una produzione italiana è anche troppo ben fatto!
Innanzitutto poteva essere sviluppato meglio invece di scopiazzare idee da Misery, Midsommar, Hostel, The Village, Non Aprite Quella Porta…
A parte questa sorta di “omaggi” la suspence a un certo punto svanisce e il folm diventa lento e noioso. Poi le pessime recitazioni….
Il finale anche se trash, fa riflettere: tutti col cellulare a riprendere la sfigata di turno poi le chat che parlano del film perché la gente “vuole il sangue”.
Si salvano le musiche e la fotografia, inquietanti e azzeccate.
Tutto sommato non è brutto, merita una visione perché vedo e leggo pareri contrastanti… quindi potrebbe piacervi da morire!
Io mi fermo al mediocre.
5/10.

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Furba e riuscita operazione di metacinema / 15 Luglio 2021 in A Classic Horror Story

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A Classic Horror Story è una furbissima e, secondo me, riuscita operazione metacinematografica che, nel volutamente affollato tessuto di citazioni di genere horror, inserisce con grande calcolo (di Netflix, che finge di darsi la zappa sui piedi) una critica alla fruizione distratta dei contenuti audiovisivi, così come si è sviluppata negli ultimi anni, grazie ai siti peer to peer, prima, e alle sempre più numerose piattaforme di streaming (legale e non).

Nel suo didascalismo, la scena finale post (o intra?) credit rappresenta tutto ciò che una parte del pubblico cinetelevisivo sta diventando: bulimico, insincero, distratto.
La quantità sembra valere più della qualità (del luogo e dei modi in cui si guarda un film, per esempio), tanto che ci si azzarda a valutare apertamente un film o una serie tv e a condividere tale giudizio sulla piazza del web senza neppure aver visto correttamente un contenuto.

Quel che, alla fine del film di De Feo e Strippoli, mi ha fatto sorridere è che sia la stessa Netflix, che ha prodotto e distribuito in esclusiva il lungometraggio, a basare la sua attività sul concetto di quantità.
Nel saggio Streaming Revolution di Esther Covi (Dario Flaccovio Editore, 2020), fra le altre cose, ho letto che il costo dei passi falsi di Netflix (film e serie tv originali) è molto inferiore al costo di un fallimento per una rete tv o per una major. Potenzialmente, sul catalogo Netflix, non ci sono mai “problemi di spazio”. Film e serie tv Netflix possono restare a disposizione del pubblico praticamente per sempre. In pratica, prima o poi, un contenuto troverà il suo pubblico, grande o piccolo che sia.
Cioè, Netflix è disposta a proporre continuamente contenuti che possono essere scartati/valutati negativamente dopo una visione incompleta o distratta (o neppure avvenuta!) perché, per l’azienda, è economicamente conveniente. Il pubblico sembra sempre più assuefatto a questa tendenza, in cui il senso dell’attesa e il grado di attenzione rischiano di essere sempre meno allenati, in favore di… non so bene cosa. Il gusto di dire: “Ho visto tale film, tale serie tv”, per fare parte di un gruppo maggioritario? Per il piacere di smontare in maniera aprioristica il lavoro di qualcuno?

In questo senso, ho trovato altrettanto curioso che, proprio nei giorni precedenti alla pubblicazione di A Classic Horror Story sul catalogo, Netflix abbia iniziato a pubblicizzare La bottega della sceneggiatura, un’iniziativa nata in collaborazione con il prestigioso Premio Solinas e diretta a giovani autrici e autori che vogliono scrivere storie per la tv. Il motto è: “Quella serie era scritta così così? E il finale? Rivedibile? E allora fallo te. Davvero”.
Netflix sa quale “mostro” sta alimentando e ha deciso apertamente di giocare democristianamente su entrambe le sponde, quella dei “cattivi” e quella dei “buoni”.

A Classic Horror Story sembra dirci che il mainstream, in qualche modo, può essere un bel posto dove stare, se si è capaci di attirare l’attenzione.
Per quel che mi riguarda, questo film ci è riuscito: soprattutto, mi ha fatto divertire come non avrei mai creduto.

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