2018

A casa tutti bene

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A casa tutti bene
A casa tutti bene

Ischia. I figli e i nipoti di una coppia impegnata a festeggiare le nozze d'oro restano bloccati sull'isola a causa di una mareggiata che impedisce la circolazione dei traghetti. La convivenza forzata fa esplodere ricordi e sentimenti.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: A casa tutti bene
Attori principali: Stefano AccorsiCarolina CrescentiniElena CucciTea FalcoPierfrancesco FavinoClaudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi, Elisa Visari, Paolo D Bovani
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura/Autore: Paolo Costella, Paolo Genovese
Colonna sonora: Nicola Piovani
Produzione: Italia
Genere: Commedia
Durata: 105 minuti

Banale… / 6 Febbraio 2019 in A casa tutti bene

Si vede con curiosità, ma mai con stupore.
Perchè di questo genere se ne sono gia visti, trame di famiglie intricate, di storie, di tradimenti, di redenzioni e di riscatti… Muccino non smette di confezionare queste banalità che sì, sono curiose e non male alla vista, ma sanno di vecchio e risaputo.
E la cosa peggiore è che la morale non cambia.
Una sufficienza un po’ regalata. 6.

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un film diverso / 14 Gennaio 2019 in A casa tutti bene

La trama è prossoche questa: il protagonista alterego del regista vive una forte sindrome di piter pan e si sente soffocato dalla sue famiglia che gli ione un certo stile di vita. Le donne come sempre sono nevrotiche e petulanti e in tutti modi limitano e esauriscono le varie figure maschili. Sono cosi odiose e castranti da rendere accettabili il fatto che uno possa arrivare a menarle.
Il tutto è condito da frasi raccapriccianti spacciate per perle di saggezza, urla insane e personaggi nevrotici che in confronto quelli Alleniani sono casi di sanità mentale.
In realtà non ho visto il film queste sono le cose di cui parlano i film di Muccino (ritornato in Italia a calci in culo). Ditemi finisce pure con un finale aperto?

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Stereotipi avvilenti e ansie davvero eccessive / 13 Gennaio 2019 in A casa tutti bene

Dopo la parentesi americana (di cui, finora, ho visto solo La ricerca della felicità), credevo che Gabriele Muccino fosse cresciuto, che, insomma, forte anche di un’esperienza in un contesto diverso, avesse maturato un modo di narrare differente da quello, parossistico, tipico dei suoi primi film (fra cui, peraltro, non mi dispiace mai rivedere Ricordati di me).
Invece, no.

Questo A casa tutti bene, ripropone tutti i cliché mucciniani, esasperandoli (se possibile) fino a svilirne anche gli aspetti potenzialmente più interessanti (vedi, il personaggio di Ghini e la sua malattia).
L’intera storia è afflitta da una cattiva scrittura, a tratti distratta, sicuramente carica di stereotipi un po’ avvilenti.
Il concetto di famiglia è sempre stato presente e fondante nel cinema di Muccino, ma qui, forse più che in altri casi, sembra solo un pretesto per sfornare l’ennesima pletora di “giovani” insoddisfatti della propria vita, esulando da una loro valida introspezione caratteriale e psicologica.
Tutti (anche i bambini) sono ansiosi, agitati, eccessivi, affaticati e affaticanti (manco una canzone di Battisti riescono a cantare senza farsi venire un accenno di sincope…), tanto da risultare antipatici anche quando dovrebbero muovere a empatia lo spettatore.
Gli attori (inutilmente troppi) sembrano caricati a molla per comportarsi in maniera nevrotica fin dalla prima sequenza in cui compaiono: delusione su molti fronti, da questo punto di vista.
Terribili i dialoghi, astratti, lontani, forzati, con morali fuori luogo e fuori tempo massimo (desolante la perla di presunta saggezza, immotivata, della Sandrelli alla figlia della nipote, mentre la saluta sulla porta di casa).

Aridateme i Parenti serpenti monicelliani, in cui i difetti della famiglia-media, ceste di corna comprese, sanno essere qualcosa di più della semplice (e, talvolta, involontariamente ridicola) messinscena di idiosincrasie varie. Qui, la famiglia non è tale: il legame di sangue che unisce fra loro alcuni dei personaggi è assolutamente aleatorio, privo di giustificazione, tutti sembrano estranei a chiunque, non c’è feeling, ma non c’è neanche competizione, non c’è niente che presupponga l’esistenza di questo nucleo (esploso). Soprattutto, in questo lavoro di Muccino non c’è la cattiveria necessaria per giudicare onestamente i propri personaggi e renderli (davvero) sensibili, cioè reali.
Perché, allora, scegliere (ancora una volta) questo contesto, per raccontare ‘sta benedetta sindrome di Peter Pan che affligge uomini e donne mal cresciuti e incapaci di guardare in faccia la realtà?

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A casa benino… / 10 Aprile 2018 in A casa tutti bene

Muccino ritorna in patria e si rintana su un isoletta al fianco dei più grandi attori italiani degli ultimi anni, il risultato? Confusionale ma non banale. Mille vicende intrecciate con il filone del sentimento che le lega in un modo calcato. Tradimento, rinascita e numerose insicurezze sono temi delicati ma essenziali per ognuno di noi, infatti Gabriele Muccino li fa diventare vivi nel grande schermo. Il regista è bravo a emozionare, qui non c’è riuscito tanto, ma per lo meno c’ha provato. Mi è piaciuta l’assonanza di titolo e opera… sufficiente, 6 e qualcosina.

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GIULIA!!! Ah no, quello era un altro film…. / 20 Marzo 2018 in A casa tutti bene

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Paolo torna a casa dopo un lungo viaggio in bicicletta, per le nozze d’oro dei genitori, che vivono su un’isola (Ischia, mi pare). E queste nozze d’oro sarà l’occasione per rincontrare fratelli, zii, cugini acquisiti. Però il maltempo impedirà alla famiglia di dividersi una volta finita la cerimonia, costringendoli alla convivenza forzata.
Al di là del successo annunciato del film, trainato dalla pubblicità, dal cast stratosferico, e dalla presenza dello stesso regista in ogni talk show esistente, al di là del pretesto della tormenta, per mandare avanti la trama, che è un vero e proprio canovaccio, a non essermi piaciuti nel film sono innumerevoli punti.
A partire dai troppi personaggi, troppa carne al fuoco, troppe sottotrame, troppi comprimari. Non era meglio, scrivere come nel caso di Perfetti Sconosciuti, sei o sette personaggi, bene, che quindici, male?
Ma andiamo con ordine.
Il film può considerarsi bipartito, nella prima parte, la famiglia appare superficialmente serena, cordiale, funzionale. Mentre ovviamente nella seconda parte, complice la forzata convivenza, ogni membro della famiglia darà libero sfogo alla nevrosi, così dall’oggi al domani, non si procede per gradi, mai nella vita. Ogni personaggio decide che è arrivato il proprio momento per sbroccare.
Accorsi è molto sottotono, nel solito ruolo di quarantenne in crisi, in cerca della donna ideale, o di una donna e basta a quanto pare, finisce per andare a letto con la cugina (che poi sarebbe incesto, ma vabbé non è la cosa peggiore del film). Favino è un pover’uomo braccato da Gozzilla, alias Carolina Crescentini, che è gelosa dell’ex- moglie da il tormento a suo marito fino a quando lui decide che si è rotto e tenta di buttarla da un dirupo, così isterica che Giulia dell’Ultimo Bacio scostati cortesemente.
Ma il vero pasticcio non sono gli uomini, per quanto tutti mosci e senza carattere. Il casino sta nella scrittura dei personaggi femminili.
La Crescentini, già nominata, è una donna col ciclo perenne, isterica, nevrotica, gelosa all’inverosimile, che sbrocca un momento sì e l’altro pure.
L’Impacciatore poverina, si è trovata a interpretare una donna, anche lei isterica, che vive nella negazione, che cerca di tenere il proprio mondo idilliaco, ma lo fa ovviamente risultando odiosa allo spettatore.
Isabella, (non mi ricordo il nome dell’attrice) la già citata cugina che va con Accorsi, è il personaggio più odioso di tutti, languida, dovrebbe essere la donna ideale ma è solo sdolcinata, irreale e fuori contesto, e a una voce che mi da fastidio, non centra niente ma è così.
Poi ci sono anche altri personaggi minori di cui non è che mi sia rimasto molto.
Degni di lodi in questo marasma, in questa minestra mucciniano vecchia di vent’anni e manco riscaldata, sono Ghini, la Gerini e Sandra Milo. Ghini tra tutti è stato l’unico personaggio a ispirarmi sincera empatia, e Sandra Milo conserva un eleganza che da molto spessore al personaggio, per quanto minore, quello della Gerini era perfetto fino a quando non decide di sbroccare a caso, non si sa perché. Ah già perché è una donna, e quindi è una creatura complessa e irrazionale, scusate errore mio. Infatti lo spettatore si sente quasi di giustificare Favino, che quasi ammazza la moglie. Cioè solo a me mi sembra di cattivo gusto, ripensando a tutti i casi di femminicidio in Italia? O era solo una scena scritta male?
Vabbè io mi arrendo.

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