A casa tutti bene

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A casa tutti bene

Ischia. I figli e i nipoti di una coppia impegnata a festeggiare le nozze d'oro restano bloccati sull'isola a causa di una mareggiata che impedisce la circolazione dei traghetti. La convivenza forzata fa esplodere ricordi e sentimenti.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: A casa tutti bene
Attori principali: Stefano AccorsiStefano AccorsiCarolina CrescentiniCarolina CrescentiniElena CucciElena CucciTea FalcoTea FalcoPierfrancesco FavinoPierfrancesco FavinoClaudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi, Elisa Visari, Paolo D Bovani, Mostra tutti
Regia: Gabriele MuccinoGabriele Muccino
Sceneggiatura/Autore: Paolo Genovese, Paolo Costella
Colonna sonora: Nicola Piovani
Produzione: Italia
Genere: Commedia
Durata: 105 minuti

Dove vedere in streaming A casa tutti bene

CASA DOLCE CASA / 11 Gennaio 2020 in A casa tutti bene

A casa tutti bene !!! peccato che non ci sono rimasto ma sono andato al cinema

Banale… / 6 Febbraio 2019 in A casa tutti bene

Si vede con curiosità, ma mai con stupore.
Perchè di questo genere se ne sono gia visti, trame di famiglie intricate, di storie, di tradimenti, di redenzioni e di riscatti… Muccino non smette di confezionare queste banalità che sì, sono curiose e non male alla vista, ma sanno di vecchio e risaputo.
E la cosa peggiore è che la morale non cambia.
Una sufficienza un po’ regalata. 6.

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un film diverso / 14 Gennaio 2019 in A casa tutti bene

La trama è prossoche questa: il protagonista alterego del regista vive una forte sindrome di piter pan e si sente soffocato dalla sue famiglia che gli ione un certo stile di vita. Le donne come sempre sono nevrotiche e petulanti e in tutti modi limitano e esauriscono le varie figure maschili. Sono cosi odiose e castranti da rendere accettabili il fatto che uno possa arrivare a menarle.
Il tutto è condito da frasi raccapriccianti spacciate per perle di saggezza, urla insane e personaggi nevrotici che in confronto quelli Alleniani sono casi di sanità mentale.
In realtà non ho visto il film queste sono le cose di cui parlano i film di Muccino (ritornato in Italia a calci in culo). Ditemi finisce pure con un finale aperto?

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Stereotipi avvilenti e ansie davvero eccessive / 13 Gennaio 2019 in A casa tutti bene

Dopo la parentesi americana (di cui, finora, ho visto solo La ricerca della felicità), credevo che Gabriele Muccino fosse cresciuto, che, insomma, forte anche di un’esperienza in un contesto diverso, avesse maturato un modo di narrare differente da quello, parossistico, tipico dei suoi primi film (fra cui, peraltro, non mi dispiace mai rivedere Ricordati di me).
Invece, no.

Questo A casa tutti bene, ripropone tutti i cliché mucciniani, esasperandoli (se possibile) fino a svilirne anche gli aspetti potenzialmente più interessanti (vedi, il personaggio di Ghini e la sua malattia).
L’intera storia è afflitta da una cattiva scrittura, a tratti distratta, sicuramente carica di stereotipi un po’ avvilenti.
Il concetto di famiglia è sempre stato presente e fondante nel cinema di Muccino, ma qui, forse più che in altri casi, sembra solo un pretesto per sfornare l’ennesima pletora di “giovani” insoddisfatti della propria vita, esulando da una loro valida introspezione caratteriale e psicologica.
Tutti (anche i bambini) sono ansiosi, agitati, eccessivi, affaticati e affaticanti (manco una canzone di Battisti riescono a cantare senza farsi venire un accenno di sincope…), tanto da risultare antipatici anche quando dovrebbero muovere a empatia lo spettatore.
Gli attori (inutilmente troppi) sembrano caricati a molla per comportarsi in maniera nevrotica fin dalla prima sequenza in cui compaiono: delusione su molti fronti, da questo punto di vista.
Terribili i dialoghi, astratti, lontani, forzati, con morali fuori luogo e fuori tempo massimo (desolante la perla di presunta saggezza, immotivata, della Sandrelli alla figlia della nipote, mentre la saluta sulla porta di casa).

Aridateme i Parenti serpenti monicelliani, in cui i difetti della famiglia-media, ceste di corna comprese, sanno essere qualcosa di più della semplice (e, talvolta, involontariamente ridicola) messinscena di idiosincrasie varie. Qui, la famiglia non è tale: il legame di sangue che unisce fra loro alcuni dei personaggi è assolutamente aleatorio, privo di giustificazione, tutti sembrano estranei a chiunque, non c’è feeling, ma non c’è neanche competizione, non c’è niente che presupponga l’esistenza di questo nucleo (esploso). Soprattutto, in questo lavoro di Muccino non c’è la cattiveria necessaria per giudicare onestamente i propri personaggi e renderli (davvero) sensibili, cioè reali.
Perché, allora, scegliere (ancora una volta) questo contesto, per raccontare ‘sta benedetta sindrome di Peter Pan che affligge uomini e donne mal cresciuti e incapaci di guardare in faccia la realtà?

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A casa benino… / 10 Aprile 2018 in A casa tutti bene

Muccino ritorna in patria e si rintana su un isoletta al fianco dei più grandi attori italiani degli ultimi anni, il risultato? Confusionale ma non banale. Mille vicende intrecciate con il filone del sentimento che le lega in un modo calcato. Tradimento, rinascita e numerose insicurezze sono temi delicati ma essenziali per ognuno di noi, infatti Gabriele Muccino li fa diventare vivi nel grande schermo. Il regista è bravo a emozionare, qui non c’è riuscito tanto, ma per lo meno c’ha provato. Mi è piaciuta l’assonanza di titolo e opera… sufficiente, 6 e qualcosina.

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