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Recensione su A Bigger Splash

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Qualcosa di completamente imperfetto / 7 luglio 2017 in A Bigger Splash

Indubbiamente, questo lavoro di Guadagnino è “qualcosa di completamente diverso” (cit.) rispetto a quello che pare caratterizzare il panorama cinematografico italiano attuale.
Ha pretese estetiche e formali inusuali, ardite e originali e di questo sembra farsene vanto, sfacciatamente, e, sì, con merito. Alcuni movimenti di macchina, fluidi e avvolgenti, e un certo snobismo divertito che caratterizza queste piccole, ma fondamentali scelte e sottolineato dalla presenza di un assortito cast di star internazionali sono atti di coraggio che mi sento di apprezzare e premiare.

Come il peggior cineasta straniero che decide di girare un film in Italia, però, lo stesso Guadagnino non riesce a esimersi dal fornire una rappresentazione stereotipata del Paese, cadendo in becere soluzioni d’accatto. Inizialmente, il tentativo di dipingere un meridione lontano dai cliché sembra riuscito: la Pantelleria di Guadagnino è aspra e violenta in maniera naturale, forte di sé stessa, senza sovra-descrizioni speciose.
Poi, però, compaiono la sagra di paese a cui i foresti non vogliono mancare per vedere il popolo in processione e una domestica siciliana bruna, dai modi spicci e vestita sciattamente (a differenza della rockstar androgina fasciata sempre da opere di design sartoriale) che canta Bella ciao mentre lava il pavimento e ogni speranza (dello spettatore) s’incrina, per crollare sonoramente nella parte finale del film, quella che, anche narrativamente, mostra tutta l’inconsistenza di un progetto che, indeciso tra torrido dramma e thriller, non ha identità.

In particolare, sono due i fattori che concorrono a mandare in malora ogni cosa: la prova attoriale di Corrado Guzzanti e la questione dei migranti.
Con una recitazione imbarazzante e un accento finto-siculo spaventoso, il primo rende (in?)volontariamente grottesca ogni singola sequenza in cui compare, nei panni di un maresciallo dei carabinieri (eccallà) incapace di esprimersi se non in una lingua astratta e balbettante, un servo della gleba genuflesso ai piedi di una star.
La seconda si palesa improvvisamente con la rappresentazione di una specie di gabbia dove persone dalla pelle scura litigano in mezzo alla polvere, monitorati da carabinieri che paiono allo sbando. Il maresciallo Guzzanti, poi, si premura di ricordare che lui dovrebbe/vorrebbe occuparsi delle persone raccolte in mare e non di ricconi che si ammazzano fra loro.
Perché Guadagnino ha sentito la necessità di affrontare (così) la questione? Aveva accennato alla presenza di migranti “non autorizzati” sull’isola in una riuscita scena precedente: l’effetto di quella sequenza è spiazzante, proprio perché la miseria irrompe spavalda e presaga di interrogativi e ambiguità nella dorata vacanza dei protagonisti. Niente, tutto gettato alle ortiche. Anzi, ai capperi.

Splendido Ralph Fiennes, vera rockstar senza compromessi della vicenda, predatoria, insinuante, fastidiosa, carismatica. Con la sua presenza fisica, supplisce a imbarazzanti mancate definizioni in fase di script.
Deficit a cui non riescono a sottrarsi tutti gli altri personaggi. Penelope (Dakota Johnson) su tutti. Cos’è? Una ninfetta? Un’ingenua procace? Non lo sa neanche la Johnson, eppure, ouh, riesce a sostenere bene tale indefinito fantoccio: paradossalmente, a fronte di un personaggio così vacuo, si è dimostrata migliore e più interessante come pseudo-Lolita che come schiava d’amore (Cinquanta sfumature…) o moglie di un gangster (Black Mass).
La Swinton è in bilico fra le due incoerenti metà della stessa donna e il suo personaggio è lo specchio del dualismo indeciso che lacera l’intero film.
Il personaggio di Schoenearts: mah.

Colonna sonora da sturbo, ben applicata alle immagini: ecco, il connubio tra musica e immagini funziona eccome, anche quando l’abbinamento sembra straniante. Vi invito a verificare le tracce che contiene e di bearvene.
Oltre a emozionarmi per la ripetuta presenza degli Stones (anche la morte che compare nel film richiama un tragico episodio legato alla band di Jagger e Richards), ho scoperto un paio di robine che… Su tutte, Jump into the fire di Harry Nilsson.

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 2 marzo 2018

    Ieri sera ho visto questo incompleto film di Guadagnino e trovo la tua recensione assolutamente perfetta.

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