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Recensione su A 30 secondi dalla fine

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3 giugno 2015

C’è un treno che sfreccia veloce.
C’è la neve, c’è tanta neve ed in mezzo un binario che non va da nessuna parte. C’è la Russia e l’America in questo film, ma c’è anche un pizzico di Giappone.

C’è l’Alaska, il road movie e l’escape movie: signore e signori lasciatevi coccolare da Runaway Train – a 30 secondi dalla fine-

Segnatevelo, scaricatelo perché questo film signore e signori è uno di quelli che dovreste vedere almeno una volta nella vita. Diretto da Andrej Končalovskij, scritto da Akira Kurosawa, girato in Alaska, il film è una perla rara in mezzo a questo mare di me**a in cui navighiamo. L’opera realizzata nel 1986 risente in modo prepotente delle atmosfere anni ’80, dei modelli di uomo degli anni ’80 e dell’azione tipica di quella decade. Divisibile in tre parti, “a 30 secondi dalla fine” è un film che si muove su più generi. Il film si apre in una prigione di massima sicurezza, siamo nel carcere di Stone Heaven, in Alaska.

Oscar Mannheimer, detto Manny, è un detenuto che manifesta ogni giorno il disprezzo per l’autorità. Ritenuto un eroe e un simbolo dall’intera comunità, dopo essere uscito da tre anni di cella di isolamento inizia a progettare la sua evasione. Tre anni di isolamento lo hanno reso arrabbiato, sprezzante del pericolo, non si cura di quello che andrà ad affrontare perché.. perché siamo nei fottuti anni ’80 ed il modello del male breadwinner era ancora bello che valido. Manny è l’uomo che non deve chiedere mai anche se si trova in Alaska e fa freddo. No signore, lui è Manny e si cosparge di grasso di balena preso non so dove ma si cosparge di grasso di balena ed affronta il freddo.
Evade di prigione ma ad attenderlo c’è il ghiaccio.
L’Alaska, terra fredda ed inospitale, diventa sinonimo di carcere. È a tutti gli effetti una prigione all’aria aperta e l’unico modo di evadera da questa realtà è prendere un treno.

La prima parte raggiunge il suo apice durante la difficilissima fuga tra i ghiacci e il freddo insopportabile. Lo spettatore fa la conoscenza di Manny, del suo fido Buck e soprattutto dello spietato direttore del carcere, Ranken, noto per la sua indole aggressiva. Ranken abusa del suo potere, dovrebbe essere la legge ma usa la sua posizione solo ed unicamente per maltrattare i suoi detenuti. È sua la massima: “Qui dentro prima c’è Dio, poi ci sono io, dopo di me ci sono le mie guardie e dopo di loro i miei cani. Infine ci siete voi”; e ancora, dopo la fuga di Manny: “Dio, fa che sia ancora vivo, voglio ucciderlo io”.

PROFONDAMENTE ANNI ’80, capite ?

La seconda parte invece si dedica alla caccia, all’inseguimento fra il Direttore (giudice, boia, giuria) e i due evasi. Il direttore si mette sulle loro tracce ma i due evasi riescono a raggiungere le ferrovie e salire a bordo di un convoglio in partenza. Sognano di rifarsi una vita durante la veloce corsa del treno ma c’è una differenza fra quello che pensa il pugile Buck (ex stupratore) e Manny. Il primo vorrebbe fare il colpo del secolo, rubare un milioncino facile facile e farsi una bella figa in Messico (anni ’80, film con dei personaggi fin troppo maschilisti, le donne quando ci sono sono relegate ai protagonisti maschili, sono oggetti dello sguardo dell’uomo che non deve chiedere mai.. e due). Manny invece vorrebbe respirare aria pulita, fare un lavoro umilissimo.
Badate, Manny è un violento, non voglio farlo passare per uno stinco di santo ma è un personaggio molto profondo.

Stessa cosa per il direttore. Chi è il buono, chi è il cattivo ? Forse è vera la lezione di Fritz Lang e forse al mondo esistono due categorie di persone: quelle cattive e quelle ancor più cattive; ma noi ci siamo adeguati e abbiamo chiamato buoni quelli che sono semplicemente cattivi e cattivi quelli che sono ancor più cattivi.

Oltretutto il direttore riconosce il fatto che sia lui sia Manny sono fatti della stessa pasta. Sono due persone che saranno sempre in eterna lotta ma.. ma i detenuti hanno raggiunto il treno. Giusto ? Manco per niente. Manny e Buck arrivano al treno, è vero, ma i due sono ignari del fatto che durante la marcia il macchinista è morto per un attacco di cuore e il treno, ormai senza controllo, non può più essere fermato. Per voi il film comincia qui, sappiate che di sorprese ce en sono tantissime e se per voi questo non è un capolavoro io non so cosa consigliarvi.

Non c’è bestia che sia tanto feroce da non conoscere almeno un briciolo di pietà.
Ma io non la conosco, perciò non sono bestia.

DonMax

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