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Recensione su 88 minuti

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88 minuti di banalità / 29 dicembre 2012 in 88 minuti

Jack Gramm è uno psichiatra criminale, al servizio dell’FBI e professore universitario. Jon Forster è un serial killer condannato a morte, verdetto reso possibile dal grande contributo dello psichiatra Gramm. Nell’ultimo giorno di vita del serial killer, ricominciano le morti, in linea con la modalità di uccisione di Forster. All’inizio si pensa sia un caso, ma alla fine le morti sono di persone vicine alla figura di Gramm, al quale vengono “concessi” 88 minuti di vita e da qui inizia una corsa contro il tempo.

Le premesse sono buone, un thriller teso e con il fiato corto, ma purtroppo il regista Jon Avnet non ci regala nulla di tutto ciò: tempi troppo dilatati (come fa Al Pacino a fare tutte quelle cose in nemmeno un’ora e mezza?) che rovinano quell’aspettativa di tensione, tentativi di depistaggio sua chi potrebbe essere il nuovo serial killer mal riusciti, poco convincenti, Al Pacino che non convince, più simile ad vecchio al quale piacciono le ragazzine, che uno psichiatra fascinoso che attira le attenzioni del genere femminile, come ci vorrebbe far vedere. Un vero peccato perchè con Pomodori verdi fritti alla fermata del treno e L’angolo rosso eravamo abituati fin troppo bene.

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