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Recensione su (500) giorni insieme

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26 aprile 2011

Ennesimo sconcio operato dai traduttori (o chi per loro) italiani: gioco di parole nel titolo legato al nome della protagonista che, qui, da Summer diventa Sole e quindi… buonanotte ai suonatori!

Summer/Sole è quel tipo di ragazza che tanti giovanotti sognano di incontrare: bella ma non appariscente, con occhi zaffiro e capelli corvini, cultura geek e buon repertorio musicale, spigliata, elegante ma non sofisticata, tenera amante, ma… fuori dal letto nessuna pietà.
Summer/Sole, infatti, non vuole legarsi sentimentalmente a nessuno (mi ricorda una certa Holly Golightly, con meno charme, c’è da dirlo?).
Nella sua reiterata, vanesia, testarda, vacua affermazione di indipendenza sta tutto il finto anticonformismo di queste eroine del nuovo millennio che, ultimamente, il cinema propone con frequenza: con la scusa della parità dei sessi, dell’auto-affermazione sessuale e di quant’altro possiate immaginare vi sia correlato, questi personaggi femminili non esprimono né il ricercato cinismo maschile, né reale emancipazione.
Quando, infatti, decidono di dare un calcio alla felicità (cinematografica, quindi perfetta), sono solo (attenzione attenzione!) patetiche ed irritanti.
Come cantava Vecchioni:
che s’innamori di te la Capitana Nemo,
quella che va al briefing
perché lei é del ramo,
e viene via dal meeting
stronza come un uomo,
sola come un uomo
.
Perché complicarsi la vita, Summer/Sole, perché? Perché è bello soffrire? Mi faccia il piacere, mi faccia! E goditela normalmente, sù! Coso-Gordon Lewitt, poi, non è neppure da buttar via, dài! 😀

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