5 è il numero perfetto

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5 è il numero perfetto

Dall'omonimo graphic novel di Igort. Napoli, anni Settanta. Peppino Lo Cicero è un guappo in pensione, amante della pesca e completamente dedito al figlio Nino, che ha intrapreso la stessa carriera criminale del padre. Quando Nino muore, ucciso dall'uomo che era stato incaricato di assassinare, Peppino riprende in mano la pistola: ha intuito che Nino è stato tradito e vuole vendetta.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: 5 è il numero perfetto
Attori principali: Toni ServilloValeria GolinoIaia ForteCarlo BuccirossoMarcello RomoloEmanuele Valenti, Nello Mascia, Giovanni Ludeno, Lorenzo Lancellotti, Vincenzo Nemolato, Mimmo Borrelli, Valentina Curatoli, Emanuele Nocerino, Angelo Curti, Giampiero Schiano, Aldo Marinucci, Edoardo Sorgente
Regia: Igor Tuveri
Sceneggiatura/Autore: Igor Tuveri
Colonna sonora: D-Ross & Startuffo
Fotografia: Nicolai Brüel
Produttore: Elda Ferri, Mauro Calevi, Gabriele Oricchio, Marina Alessandra Marzotto, Mattia Oddone
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 100 minuti

Un esordio molto valido / 6 Settembre 2019 in 5 è il numero perfetto

Link alla mia videorecensione: https://youtu.be/Ei_8YaPtoa0

Noir italiano postmoderno / 2 Settembre 2019 in 5 è il numero perfetto

Prima di essere un film, 5 è il numero perfetto è stato un graphic novel, uno tra i più celebrati fumetti italiani degli ultimi 20 anni.
L’autore è lo stesso, il fumettista cagliaritano Igor Tuveri, in arte Igort, attualmente alla guida della storica rivista Linus e della casa editrice Oblomov, qui alla sua prima esperienza come regista cinematografico.

Come (ma diversamente da) il graphic novel, il film di Igort non è solo un esercizio appassionato di stile in cui convergono atmosfere à la Simenon, crepuscolari film di gansgter e antieroi metropolitani come quelli di Kitano Takeshi o Jim Jarmusch (toh, i piccioni di Ghost Dog).
Igort omaggia e reinterpreta con una sensibilità estetica assolutamente personale le molte declinazioni del noir letterario e cinematografico attraverso una storia di sangue e lacrime (napulitane) in cui, come nella miglior tradizione del melodramma, si intrecciano vendetta e redenzione, follia e umanità, in una Napoli oscura e insolitamente deserta, in cui ogni angolo sembra nascondere occhi che, però, mai si mostrano.

Il passaggio dalla bidimensionalità della pagina scritta e disegnata al volume della messinscena cinematografica non è indolore (ed è corretto che sia così). Con un senso invidiabile della composizione scenico/grafica e del racconto, Igort ha saputo costruire un notevole allestimento, scenografico e narrativo, supportato da dialoghi (e monologhi) impeccabili, un reparto tecnico notevole, in cui spiccano la fotografia di Nicolai Brüel (già Nastro d’Argento per Dogman di Garrone), l’apporto digitale della MAD Entertainment e la colonna sonora originale di D-Ross e Startuffo, e un casting artistico molto azzeccato, anche nella composizione delle fila dei comprimari (vedi, Vincenzo Nemolato alias Mister Ics o, più prosaicamente, ‘o mago ru cazz’).

Per tono e presenza scenica, Toni Servillo è l’unico possibile Peppino Lo Cicero, guappo in pensione dalla mano armata infallibile. Pensate a un’alternativa: non vi verrà in mente nessun altro attore italiano capace di vestire con altrettanta efficacia questo ruolo (e quel naso). E, a proposito di presenza e talento, con la sua capacità di stemperare, creare e dissimulare le tensioni, con la sua mimica facciale discreta, ma affilata e puntuale, Carlo Buccirosso è un eccellente Totò ‘o Macellaio.
Nel trio di protagonisti, non spicca, purtroppo, Valeria Golino: la sua Rita è vittima di una caratterizzazione incerta (il che mi ha stupito, viste le capacità di Igort e il lavoro sugli altri personaggi), che si risolve poco felicemente in alcuni frangenti, in particolare nella sua mancata riflessione sulla sparatoria a cui prende materialmente parte (invece presente nel graphic novel… ma non è questo il punto).
Nota a latere: la Madonna di Iaia Forte compare solo nei titoli di testa. Che il suo apporto sia stato tagliato in fase di montaggio?

5 è il numero perfetto è un buon film, da vedere sicuramente al cinema per approfittare della qualità visiva e sonora della messinscena (gli spari, musicali botti secchi; gli scrosci fumettosi dei liquidi, pioggia e sangue). Godetevi sul grande schermo anche i titoli di coda animati.
Certo non è un film privo di qualche incertezza e qualche leggera caduta di ritmo (è pur vero che si tratta di un’opera prima). Ma è un ottimo esempio di noir italiano postmoderno, in cui la citazione e l’elemento grafico ed estetico, pur preponderanti, non soverchiano mai la narrazione, ma, anzi, la arricchiscono di precisi dettagli formali.

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