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Recensione su 300 - L'alba di un impero

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Sì, però basta. / 7 marzo 2014 in 300 - L'alba di un impero

E’ grosso il fardello di cui ha dovuto farsi carico N. Murro, se si pensa all’enorme successo (di incassi e fama) riscosso dal primo capitolo di 300, uscito nel 2007 e diretto dal ben più abile Zack Snyder, che verrà per sempre ricordato/ringraziato per aver portato la stupenda epicità degli Spartani cartacei di Frank Miller alla portata di tutti.

E’ grosso e pesante il peso che grava sulle spalle di questo regista israeliano palesemente inesperto, se si pensa che la sua sia stata un’occasione sprecata, inutile e piuttosto insignificante se paragonata al capitolo precedente, da cui si riprende solo il nome e poco più. E’ evidente che questo sequel sia stato girato al fine di incassare e sono sicura che ci guadagneranno molto, data la massiccia affluenza registrata in sala già al primo spettacolo (Ancona, ore 20.00, sala piena).

Noam Murro è riuscito ad “infangare” l’onore e il nome di Sparta confezionando un pacchetto semi-insalvabile di morti, battaglie e esagerazioni random fine a se stesse, sacrificando tutto ciò che ha reso il primo 300 un ottimo film della sua categoria di cinefumetti.

Si è sfoltito tutto lo sfoltibile, dallo spessore dei personaggi, al carisma generale di testi e sequenze, alla solidità della storia, già inverosimile dalla nascita.
Si è fatta economia pure sugli effetti speciali (il sangue è inguardabile) e sulla vena estremamente epica, che nel 300 di Snyder era la colonna portante, facendo di questo film un mix imperfetto e frastornante, adatto specialmente ai cultori dei film d’intrattenimento a impegno intellettivo 0. Quelli che si gaserebbero con qualche scia di sangue qua e là e di due mazzate come si deve, fregandosene dell’illogicità e delle trashate, che contribuiscono ad impoverire un lavoro evitabile e già mediocre di suo. Alcune “trovate” avrebbe potuto risparmiarsele davvero, come l’unica scena di sesso, che più che un incontro “d’amore”, ricorda una rissa da bar.

Ma nonostante il qualunquismo dilagante, lo spirito di Frank Miller, seppure carente nell’anima/contenuti del film, è riscontrabile nell’immagine, ricca ancora una volta di contrasti esagerati e colori in rilievo che ricordano il fascino della pellicola precedente e delle pagine delle stesse opere di Miller, ma senza meritarne lo stesso nome.

Anche se nulla di Re Leonida è stato salvato, non mi sento di bocciare totalmente 300 – L’alba di un impero perché almeno ad intrattenere riesce nel migliore dei modi, grazie anche all’ormonale presenza di Eva Green nei panni di Artemisia I, che farebbe gola anche ad una donna etero-etero.

Ora speriamo solo che ci risparmino un terzo capitolo.

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