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21 grammi - Il peso dell’anima

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Mica tanto leggero il film però… / 19 Marzo 2020 in 21 grammi - Il peso dell’anima

Mamma mia del carmine…se fossi andato a due funerali di seguito mi sarei sentito meglio che dopo aver visto questo film. Però è un gran film. All’inizio non si capisce niente a causa di questa tecnica dei fleshbeck e foreward…che credo sia stata una trovata per distrarre l’attenzione dello spettatore che sarebbe altrimenti oppresso dal concentrato di tragedia che è in questo film. Direi che se ne potevano fare almeno 3 di film..visto che ci sono tre storie con 3 protagonisti e che sono state intrecciate come a voler significare che ogni storia è legata all’altra…Un messaggio molto profondo ognuno essere umano è legato agli altri…in modo più o meno evidente. Il top del film per me sono gli attori. Poi tutto il resto è comunque alto livello. Tranne il montaggio su cui forse hanno dovuto risparmiare…ehehe no scherzo.

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Sono innaritu e sommatto / 2 Marzo 2016 in 21 grammi - Il peso dell’anima

sono più matto del colonnello Kurtz, vi prendo per il culo, non vi faccio capire niente, monto il film a ca**o, sommattissimo quindi sono un genio, ci sarebbe potuta essere qualsiasi trama al posto di questa, chissenefrega, io ve la monto a caso perchè sommatto e genio.

Caos composto / 13 Gennaio 2016 in 21 grammi - Il peso dell’anima

La Trilogia de la Muerte raggiunge il punto più profondo del dramma, ai limiti dell’azzardo. Se luci e inquadrature mostrano la innegabile destrezza di Iñárritu, l’impianto di una storia quasi fantascientificamente basato su coincidenze e incroci rischia sempre di esondare fuori dall’alveo di questa rappresentazione parossistica; l’accettazione passiva, a tratti rassegnata dello spettatore costretto a convivere con il fatalismo della pellicola viene messa alla prova da una persistente effrazione dello stato emozionale.
Restano grandi le interpretazioni di Benicio Del Toro, Naomi Watts e Sean Penn, come grandiose sono alcune sequenze montate alla maniera del regista messicano, in un magnifico caos composto.

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26 Giugno 2015 in 21 grammi - Il peso dell’anima

Una discreta pellicola che camuffa un soggetto, quello di Guillermo Arriaga, interessante ma denso di déjà-vu (a cominciare dal Film blu di Kieslowski), dentro un frastornante gioco di flash-back e flash-forward.
Operazione per certi versi suggestiva, ma che per altri fa intuire abbastanza chiaramente l’intento strumentale del regista di tenere alta l’attenzione dello spettatore, in modo peraltro non del tutto onesto, mostrando e non mostrando (tecnica di fidelizzazione assai commerciale che solitamente usano i telefilm).
I temi del delitto e del castigo, della redenzione e del riconoscimento, si alternano sopra un diffuso sostrato religioso.
Per il resto, è un film che si regge molto sull’interpretazione dei tre protagonisti: un Sean Penn premiato con la Coppa Volpi a Venezia, regala un’interpretazione buona ma francamente non entusiasmante. Bene Del Toro e grossa sorpresa dalla Naomi Watts, che magari esagera un tantino nell’espressività, ma ne esce davvero alla grande.

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4 Maggio 2015 in 21 grammi - Il peso dell’anima

Uno dei film più toccanti di sempre.
Alejandro González Iñárritu non delude e riesce a rendere perfettamente quello che vuole offrire al pubblico. Ho amato questo film per la sua profondità, per il suo dolce tormento che ha travolto ogni minuto allontanando la storia dalla pesantezza e da una lentezza monotona.
Il mio preferito della Trilogia della morte, che consiglio vivamente a chi adora i film drammatici e di grande impatto emotivo.

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1 Aprile 2013 in 21 grammi - Il peso dell’anima

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Insomma che l’unica cosa buona alla fine dei conti consiste nel fatto che Charlotte Gainsbourg, con quel suo mascellone assurdo, si becca le corna di uno gnù. Per il resto lo strazio è totale, e forse nemmeno del tutto giustificato. Ci sono diverse storie, e personaggi, a convivere, nel labirinto di una storia la cui linea temporale è stata mandata in frantumi con un martello dalla regia del solito simpatico e gioviale (ma neanche un po’) Inarritu. Ma perché? Boh, non si sa. C’è Benicio del Toro, che fa sempre il figo, e prima era un criminale ma adesso ha visto la luce. Ed è diventato un fondamentalista cristiano del porco papa (bella carriera). Allora, con la sua jeep christ-tamarra, investe tipo due bambine, anzi, un tipo e due bambine, e le ammazza. Wtf? La moglie, e mamma, è Naomi Watts, disperazione e morte, che da via il cuore del marito per un trapianto. A chi? A Sean, che stava per morire. Sean, sta con Charlotte G., che si vuol fare inseminare, tanto lui è già quasi morto. Ma lui non muore, tiè, e col cuore nuovo di pacca si mette a trapanare Naomi, che vuole uccidere Benicio, che se ne è andato triste a lavorare nel deserto perché si sente in colpa, e che picchiò il cane e che al mercato suo padre comprò. Vabbò, la trama è un casino di suo, Inarritu ci aggiunge la deframmentazione temporale e il rimontaggio casuale anzichenò. Come sopra, in entrambi il caso la giustificazione è…? Che la vita è un casino? Che può succedere qualsiasi cosa ma alla fine Sean Penn se le fa tutte perché è fico? Che sei un virtuosista egomaniaco del porco belino (likely)? Soffrono, i personaggi soffrono, uh come sono bravi gli attori a soffrire, questo sì eh, gli spettatori soffrono e devono pure rimettere insieme il puzzle, life sucks e comunque lo avrebbe fatto anche montando la storia in linea retta. Vatti a fare il figo da qualche altra parte va :/

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24 Agosto 2011 in 21 grammi - Il peso dell’anima

va bene il dramma ma qui si esagera. bravi gli interpreti (benicio del toro una spanna sopra agli altri) ma delle buone performance recitative non bastano a elevare un film decisamente noioso, prolisso e confusionario al grado di capolavoro. troppa carne al fuoco e troppe coincidenze forzate spingono l’acceleratore di una storia che, più che emozionare, irrita o (bene che vada) fa venire un gran mal di testa. lo sceneggiatore della cosidetta “trilogia della morte (di sonno?)” di inarritu si gingilla con mazzi di tematiche diverse (religiosità ai limiti del fanatismo, rapporti di coppia allo sfacelo, famiglia, perdita della stessa, alcolismo, aborto, desiderio di maternità, morte in tutte le sue declinazioni e qui mi fermo) mentre il regista gioca con la cinepresa a fare del cinema indipendente. aggiungete un milione di flash forward e lo sbadiglio è servito.

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