Recensione su 1997 - Fuga da New York

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no titolo / 4 Agosto 2020 in 1997 - Fuga da New York

L’idea alla base è stata ripresa pochi anni fa da quell’obbrobrio di Suicide Squad, più o meno, solo che questo film è fatto bene.

Prendi un criminale e fa’ che si scontri con criminali più cattivi di lui, dopo avergli iniettato nel collo qualcosa che lo ucciderà se non farà quello che gli viene chiesto, ossia salvare il c**o a qualcuno che conta, il tutto in un luogo tetro e semi-devastato.

E lui lo fa, non perché in fondo ha un cuore tenero o, anche se non lo ammetterebbe mai, in fondo gli importa del presidente degli Stati Uniti d’America, né perché “è la cosa giusta da fare”. No, a lui importa solo che neautralizzino la me**a che gli hanno iniettato nel collo. E infatti è incazzato e sdegnato e se fosse per lui sparerebbe a tutti, i “buoni” e i “cattivi”. E questo è un bene, perché non puoi presentarmi un criminale e poi farmelo passare per un agnellino senza che avvenga almeno una crescita personale, o senza dargli almeno delle motivazioni forti, sin da subito, che giustifichino il suo buon cuore. Insomma… I personaggi vanno scritti e sviluppati, poca ciccia, mr David Ayer.

La formula è quella, insomma. Solo che questo è un gran film, quello è un film orrendo senza capo né coda.

Ci tengo a menzionare la fotografia, bellissima.

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