Recensione su 1917

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M / 28 Gennaio 2020 in 1917

Se si sfrondasse 1917 dall’impressionante esperienza visiva di un piano sequenza (finto, ma chissenefrega) di due ore e di una fotografia impeccabile quel che ne resterebbe sarebbe un enorme vuoto. Ma cos’altro ci si poteva aspettare dal più vuoto dei cineasti contemporanei?
La critica che il film di Mendes sembra più un videogioco che un film è già stata avanzata da molti e non mi azzarderò a ripeterla, se non altro perché del mondo dei videogiochi so poco o nulla e mi sembra piuttosto ingeneroso usarli come pietra di paragone per un film tanto prezioso esteticamente quanto insulso per contenuto.

Mi soffermo invece su quei dettagli che guastano l’esperienza della pellicola:

– IL PIANO SEQUENZA: ne ribadisco la bellezza estetica, ma un piano sequenza deve essere anche funzionale alla storia che vuole narrare. E allora qual è il senso di avere un’unica inquadratura per tutto il film quando la sua durata (meno di due ore) non corrisponde al tempo della narrazione (quasi un’intera giornata)? Difficile non pensare che il fine sia meramente masturbatorio (ne parla con la dovuta precisione Arnone nella sua recensione su Cinematografo).

WAR FOR TERRITORY: la guerra inscenata da Mendes, più che guerra, sembra la rappresentazione teatrale di una guerra (peraltro, togliendo le trincee, neanche necessariamente la rappresentazione teatrale della prima guerra mondiale, ma di una qualsiasi guerra moderna). L’intento è encomiabile (critica alla guerra in ogni sua forma), per quanto sfiori la banalità, ma l’impressione è che questo attacco alla guerra venga da chi la guerra non ha la minima idea di cosa sia: il recente documentario di Peter Jackson They Shall Not Grow Old era stato straordinario nel recuperare l’impatto visivo della guerra di trincea, mentre qui accade il contrario: lo spettatore è immerso per due ore in un piano sequenza che si attacca al fango e al fuoco e al putrido di un’azione bellica, ma in cui tutto sembra di plastica e in cui, in fondo, non ci si crede mai veramente. C’è poi la sensazione della pretesa di ricreare una prima guerra mondiale dove la morte o la vita dipendessero moltissimo dalle capacità individuali, quando è noto che quello che mandò moltissimi giovani nei matti, e fece ammutolire milioni che mai parlarono di ciò che videro, fu l’evidenza continuata e ripetuta che sopravvivere era una possibilità largamente data dal caso (ne parla con un’enfasi un po’ troppo marcata, ma con una tesi di fondo condivisibile, Dario Ronzoni su Linkiesta).

IL VUOTO: ma il difetto principale del film è la mancanza di una vera struttura cinematografica. Come dicevo all’inizio, togliendo il sublime aspetto tecnico, si rimane con un film in cui non solo la trama è scarnissima e piuttosto prevedibile, ma in cui manca quasi completamente l’adesione al punto di vista dei personaggi, che risultano totalmente piatti (già pronti al macello per esaltazione eroica – dell’autore più che del personaggio – e senza il naturale scetticismo che ci si aspetterebbe al terzo anno di una guerra devastante).
Il nemico poi è assente, mera astrazione bombardante, disumanizzato dalla sua assenza proprio per, astuto stratagemma, far nascere l’empatia con Schofield, un’empatia altrimenti improbabile, vista la summenzionata scarsa esplorazione psicologica (di quanto sia vuoto il film ne parla Manohla Dargis sul New York Times).

La prima guerra mondiale, proprio per la sua natura disumanizzante e anti-spettacolare (quindi anti-retorica), è quella che ha regalato al mondo del cinema il numero più alto di film notevoli (insieme al Vietnam, a cui però si sono dedicati quasi solo gli americani): Niente di nuovo sul fronte occidentale, La grande illusione, Orizzonti di gloria, La grande guerra, Uomini contro, Gli anni spezzati, E Johnny prese il fucile: l’ambizione di 1917 è quella di avvicinarsi a questi grandi film, ma è proprio per la sua infinita ambizione che cade nella polvere.
Molto probabilmente vincerà l’Oscar per il miglior film e poi, tra qualche anno, verrà dimenticato da tutti.

2 commenti

  1. rust cohle / 1 Febbraio 2020

    Si sono d’accordo con te per alcune cose, ma quattro stelline mi sembrano date apposta per far vedere che si va controcorrente. Posso capire un sei, ma se a questo da quattro , quanto dai a Parenti, Vanzina o Pieraccioni?

  2. Catoblepa / 1 Febbraio 2020

    Film che in genere non guardo, quelli dei Vanzina e dei Pieraccioni, comunque ci sono voti più bassi di 4 (oltre al fatto che un voto va anche commisurato all’ambizione).

    Nella robetta che ho scritto ho citato appositamente critici ben più importanti di me che hanno stroncato il film, in modo da evitare l’appellativo di bastian contrario, e potrei citarne altri, alcuni dei quali sono stati ben più virulenti di me (i Cahiers du Cinéma, Libération, l’Independent, in Italia Filippo Mazzarella, Mauro Lanari, in buona parte Carlo Valeri). Insomma, sono in buona compagnia.

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