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1917

/ 20197.6220 voti

Mea Culpa / 15 Giugno 2020 in 1917

Lo snobbai al cinema, mea culpa. Quando lessi che era anche questo un eterno piano sequenza, tutte le angoscie e le paure di un nuovo Birdman sono balzate fuori all’improvviso e l’ho evitato come la peste.
Mea culpa, ripeto.
Il film è una piccola opera d’arte, realizzato magistralmente e con una cura maniacale per i dettagli: le borracce rovinate , le divise tutte accuratamente diverse una dalle altre, i visi dei cadaveri , il fango che piano piano sporca e macchia i protagonisti.
Bellissima e molto varia la fotografia . Sontuoso Mckay , un pò meno Chapman.
L’unica critica che muovo è la netta separazione tra prima e seconda parte, diciamo pre e post sparo nel casermone dopo essere sceso dal camion(che se non erro è anche l’unico momento dove viene interrotto il piano sequenza a livello di “occhio umano”):molto meglio la prima parte, anche come credibilità e realismo.
Ma resta un film strabiliante, che sicuramente avrebbe reso al top al cinema (mea culpa, tris).
Eccezionali le comparsate di 5 pezzi da 90: Colin Firth ,Andrew Scott (il prete di Fleabag , ma dai!) , Mark Strong, Cumberbatch e Richard Madden.

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C’è da dire che…. / 16 Maggio 2020 in 1917

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film merita moltissimo per la tecnica e la bravura della regia e della fotografia.
Diciamo che il piano sequenza di tutto il film rende più intensa la storia e tutto il percorso dei protagonisti, portando con bravura ad essere anche noi protagonisti di quel viaggio esasperante, sempre in fuga e senza tregua.
Da notare per esempio la caduta dell’aereo nella fattoria, la sequenza del fiume, o l’incontro avuto negli scantinati durante la fuga notturna nella città distrutta: scene davvero emozionanti! Per non parlare della corsa finale fuori dalla trincea Per arrivare al Generale, durante i bombardamenti che avrebbe dovuto fermare: sicuramente questa tecnica di ripresa e altri lavoretti di post produzione fanno il lavoro grosso.
Perchè senza questo, per me sarebbe un buon film di guerra, anche molto lento.
7 nell’insieme.

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“Generale dietro la collina…” / 16 Aprile 2020 in 1917

“Generale dietro la collina
Ci sta la notte crucca e assassina
E in mezzo al prato c’è una contadina
Curva sul tramonto sembra una bambina
Di cinquant’anni e di cinque figli
Venuti al mondo come conigli
Partiti al mondo come soldati
E non ancora tornati”.
(Francesco De Gregori)

Circa 10 milioni nella prima guerra mondiale furono gli uomini “partiti al mondo come soldati” e che non sono tornati. La maggior parte di questi ne avrebbe fatto volentieri a meno: di partire e, soprattutto, di non tornare. Le loro storie e il dramma di essere eroi loro malgrado sono stati raccontati dal cinema. Capolavori: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, “Giorni di gloria”, ma anche “Uomini contro” ci hanno descritto l’angoscia della Grande Guerra. Perché non é vero, caro Francesco, che

“la guerra é bella anche se fa male”.

Il film di Mendes ci fa precipitare in una sorta di videogioco, che so “Doom”, “Call of Duty”? Parlo da inesperto, sono fermo al povero “Hunchback” del Commodore 64 che tentava di liberare la principessa tra inenarrabili difficoltà. Un algido, estetizzante gioco tecnico questo lunghissimo, finto piano sequenza che annulla ogni collocazione spazio/tempo, dove il personaggio non é eroe, perché non rischia: basta mettere l’opzione vite infinite.
Delusione.

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Estetica / 22 Marzo 2020 in 1917

Ho letto molte recensioni su questo film, alcune super positive altre super negative, senza vie di mezzo.
Premetto che mi approccio a questo tipo di film sempre con molto interesse, sono appassionata del genere, quindi mi entusiasma già solo l’idea di vedere qualcosa che tratti di Prima o Seconda Guerra Mondiale.
Per me l’estetica nel cinema conta molto, inutile negarlo, anzi, principalmente è la prima cosa che guardo, se poi la trama è esaltante allora la combo è perfetta.
E’ vero, ci sono dei buchi, la caratterizzazione dei personaggi non è ben delineata, anzi, direi che non si riesce ad empatizzare con il protagonista, almeno non fino in fondo – si prova pena a livello umano, in generale, per gli orrori della guerra che vengono mostrati nella pellicola, ma dei caratteri principali sappiamo ben poco.
Innegabile è però la bella estetica del film, la spettacolarità delle immagini. Un unico piano sequenza, artefatto sì, e che ricorda un po’ un videogioco in POV, ma senza dubbio d’effetto per lo spettatore. Quindi per me, già solo per questo, merita un voto alto, perché neanche per un secondo ho staccato gli occhi dallo schermo.

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M / 28 Gennaio 2020 in 1917

Se si sfrondasse 1917 dall’impressionante esperienza visiva di un piano sequenza (finto, ma chissenefrega) di due ore e di una fotografia impeccabile quel che ne resterebbe sarebbe un enorme vuoto. Ma cos’altro ci si poteva aspettare dal più vuoto dei cineasti contemporanei?
La critica che il film di Mendes sembra più un videogioco che un film è già stata avanzata da molti e non mi azzarderò a ripeterla, se non altro perché del mondo dei videogiochi so poco o nulla e mi sembra piuttosto ingeneroso usarli come pietra di paragone per un film tanto prezioso esteticamente quanto insulso per contenuto.

Mi soffermo invece su quei dettagli che guastano l’esperienza della pellicola:

– IL PIANO SEQUENZA: ne ribadisco la bellezza estetica, ma un piano sequenza deve essere anche funzionale alla storia che vuole narrare. E allora qual è il senso di avere un’unica inquadratura per tutto il film quando la sua durata (meno di due ore) non corrisponde al tempo della narrazione (quasi un’intera giornata)? Difficile non pensare che il fine sia meramente masturbatorio (ne parla con la dovuta precisione Arnone nella sua recensione su Cinematografo).

WAR FOR TERRITORY: la guerra inscenata da Mendes, più che guerra, sembra la rappresentazione teatrale di una guerra (peraltro, togliendo le trincee, neanche necessariamente la rappresentazione teatrale della prima guerra mondiale, ma di una qualsiasi guerra moderna). L’intento è encomiabile (critica alla guerra in ogni sua forma), per quanto sfiori la banalità, ma l’impressione è che questo attacco alla guerra venga da chi la guerra non ha la minima idea di cosa sia: il recente documentario di Peter Jackson They Shall Not Grow Old era stato straordinario nel recuperare l’impatto visivo della guerra di trincea, mentre qui accade il contrario: lo spettatore è immerso per due ore in un piano sequenza che si attacca al fango e al fuoco e al putrido di un’azione bellica, ma in cui tutto sembra di plastica e in cui, in fondo, non ci si crede mai veramente. C’è poi la sensazione della pretesa di ricreare una prima guerra mondiale dove la morte o la vita dipendessero moltissimo dalle capacità individuali, quando è noto che quello che mandò moltissimi giovani nei matti, e fece ammutolire milioni che mai parlarono di ciò che videro, fu l’evidenza continuata e ripetuta che sopravvivere era una possibilità largamente data dal caso (ne parla con un’enfasi un po’ troppo marcata, ma con una tesi di fondo condivisibile, Dario Ronzoni su Linkiesta).

IL VUOTO: ma il difetto principale del film è la mancanza di una vera struttura cinematografica. Come dicevo all’inizio, togliendo il sublime aspetto tecnico, si rimane con un film in cui non solo la trama è scarnissima e piuttosto prevedibile, ma in cui manca quasi completamente l’adesione al punto di vista dei personaggi, che risultano totalmente piatti (già pronti al macello per esaltazione eroica – dell’autore più che del personaggio – e senza il naturale scetticismo che ci si aspetterebbe al terzo anno di una guerra devastante).
Il nemico poi è assente, mera astrazione bombardante, disumanizzato dalla sua assenza proprio per, astuto stratagemma, far nascere l’empatia con Schofield, un’empatia altrimenti improbabile, vista la summenzionata scarsa esplorazione psicologica (di quanto sia vuoto il film ne parla Manohla Dargis sul New York Times).

La prima guerra mondiale, proprio per la sua natura disumanizzante e anti-spettacolare (quindi anti-retorica), è quella che ha regalato al mondo del cinema il numero più alto di film notevoli (insieme al Vietnam, a cui però si sono dedicati quasi solo gli americani): Niente di nuovo sul fronte occidentale, La grande illusione, Orizzonti di gloria, La grande guerra, Uomini contro, Gli anni spezzati, E Johnny prese il fucile: l’ambizione di 1917 è quella di avvicinarsi a questi grandi film, ma è proprio per la sua infinita ambizione che cade nella polvere.
Molto probabilmente vincerà l’Oscar per il miglior film e poi, tra qualche anno, verrà dimenticato da tutti.

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28 Gennaio 2020 in 1917

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sam Mendes ci catapulta letteralmente nelle trincee della Grande Guerra e lo fa con un film tecnicamente perfetto e dal forte impatto emotivo.
Una pellicola maestosa, imponente e ricca di pathos, dalla fotografia meravigliosa e che tiene incollati allo schermo per tutte le sue due ore di durata.
Non sono mai stata una gran patita di film di guerra ma ritengo questo come uno tra i più belli che siano stati realizzati, una vera e propria immersione nelle atrocità della guerra (la scena nel bosco è magnifica, da brividi).
Tra i film candidati agli Oscar che ho visionato finora lo reputo il migliore (mi manca Parasite).
Ottima la prova attoriale, soprattutto quella di McCay (che l’Academy ha ignominiosamente snobbato).

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Salvate il soldato Blake / 27 Gennaio 2020 in 1917

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Bellissimo film sulla Prima Guerra Mondiale diretto da Sam Mendes.
Nell’aprile del 1917, durante la Prima guerra mondiale, due giovani soldati britannici ricevono un importantissimo incarico. Schofeld (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman) devono raggiungere un distaccamento del loro esercito per ordinare di non attaccare i tedeschi; infatti i tedeschi hanno finto una ritirata strategica e attendono preparati l’attacco nemico. I due dovranno avventurarsi in territorio ostile in una disperata lotta contro il tempo; tra l’altro il fratello di Blake è uno dei soldati che dovranno sferrare l’attacco “suicida”.
Il film è girato come un unico piano sequenza, la telecamera segue ininterrottamente o quasi i due soldati e lo spettatore si trova direttamente coinvolto nelle loro sensazioni e reazioni. Pellicola intensa e drammatica e sottolineo solo un paio di particolari per non svelare troppo.
Quando i due esplorano la galleria sotto la trincea tedesca, si vede una fotografia di una famiglia probabilmente lasciata da un soldato tedesco: questo rende i nemici umani e forse questo piccolo particolare influenzerà il comportamento dei due soldati con conseguenze gravi nel proseguimento della missione.
Quando i due esplorano la fattoria francese abbandonata, si nota anche una bambola lasciata probabilmente da una bambina; per ricordarsi della drammaticità della guerra.
Ci sono poi altre scene notevoli, ad esempio quando Schofeld trova una giovane e una neonata nascoste in un sotterraneo e per un attimo rimane in dubbio se proseguire la sua missione oppure restare con loro.
Film splendido, in cui la guerra non è “spettacolarizzata” ma resa in tutta la sua drammaticità.
Nel resto del cast da citare Mark Strong nei panni del capitano Smith, Benedict Cumberbatch è il colonnello MacKenzie, Colin Firth è il generale Erinmore (Colui che incarica i due giovani), Richard Madden è il tenente Blake.

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25 Gennaio 2020 in 1917

Sono tre i protagonisti del film: il soldato Schofield, il soldato Blake e lo spettatore che osserva, seduto su una comda poltrona, la storia.
Fisicamente ero al cinema ma con la mente ero totalmente immerso (nel bene e nel male eh). Forse è stata solo una mia impressione ma era come se fossi un fantasma che non poteva essere colpito da nulla e che accompagnava i due soldati, a loro insaputa, nel loro calvario.

Il film è girato totalmente con un solo piano sequenza, macchina a spalla (quasi sempre) e tallonamento dei protagonisti.
La scelta dell’unica inquadratura esalta le emozioni, soprattutto in negativo e, in alcuni momenti diventa un po’ faticoso da seguire, troppo caotico, ma credo fosse l’obbiettivo di Mendes. 1917 è uno di quei film che non va visto tanto per il racconto quanto più per la ricostruzione storica del periodo e per far immergere lo spettatore nell’orrore che citava Marlon Brando in Apocalypse Now e spaventarlo e renderlo partecipe delle gesta e delle emozioni che hanno dovuto provare dei poveracci, alcuni poco più che ragazzi.
Il sonoro amici cinefili, il sonoro è qualcosa di magistrale, un spettacolo pauroso per le orecchie.
Si avverte quasi un senso di claustrofbia quando Blake e Schofield sono sotto terra, sia avverte l’eccesivo affollamento nelle trincee, sembra di essere in prima linea con loro: i proiettili, le bombe, il caos… WOW, cioè WOW (non per la piacevolezza ma per la veridicità).

A mio avviso, Mendes, è riuscito a centrare in pieno l’obbiettivo perché 1917 è il film più sentito della sua carriera. Mi è parso che ci abbia messo anima e cuore e questo soprattutto perché la pellicola è basata sui ricordi che suo nonno gli raccontava, quando era solo un ragazzo, e ha dovuto partecipare alla 1a Guerra Mondiale.

Ripeto non vi aspettate chissà che storia arzigogolata alla Mission Impossible, il soggetto è un racconto semplicissimo, è un McGuffin per far tornare lo spettatore indietro, sul campo di battaglia, nel 1917.

Unica nota negativa del film è che in determinate scene (NO SPOILER TRANQUILLI) si sottolinea l’obbligatoria bontà di cuore degli alleati mentre i nemici vengono dipinti come degli stronzi ingrati(quando lo vedrete capirete).

Fiondatevi nelle sale perché questo è cinema puro amici cinefili, cinema puro. Piaccia o non piaccia riconoscerete a Mendes l’estrema professionalità tecnica per, forse, il miglior film di guerra del XXI secolo.

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“SI STA COME D’AUTUNNO SUGLI ALBERI LE FOGLIE.” / 24 Gennaio 2020 in 1917

Anno 1917, guerra di trincea, nord della Francia. Il comando generale britannico affida a due giovani soldati di consegnare a mano un messaggio al secondo battaglione. I soldati tedeschi stanno tendendo una trappola alla fanteria inglese e l’unica speranza di salvare 1600 vite è annullare l’attacco previsto per l’alba. Comincia così un viaggio contro il tempo e in punta di piedi tra le trincee.

Un altro film di guerra? Ancora? Si, ancora…perché “1917” è un grandissimo film. Fila spedito, colpisce come un ca**otto e mette in vibrazione la sfera emozionale.

Sam Mendes prende i racconti di suo nonno reduce e li cuce tutti assieme con maestria.
Caratteristica principale (e vincente) della pellicola è l’uso magistrale del piano sequenza. L’ aver giocato col piano sequenza all’inizio di “Spectre” deve averlo fomentato un bel po’ visto l’uso che ne fa in questo film. Un piano sequenza ovviamente finto ma estremamente funzionale e funzionante. I tagli ci sono ma sono talmente ben mimetizzati da risultare persino più invisibili di quelli di “Birdman”.

Un paio di sequenze sono girate talmente bene da elettrizzare letteralmente lo stomaco.

Perfetto sotto ogni punto di vista. Sul mio podio personale tra i film a tema assieme a “La grande guerra” e “orizzonti di gloria”.

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