Recensione su 12 anni schiavo

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25 febbraio 2014

12 years a slave.

Steve McQueen colpisce e stupisce con il suo “12 anni schiavo”. La recensione, più che una vera e propria recensione è un invito, suggerisce di prendere nota della pellicola, alzare il c*lo dalla sedia ed andare a vedere il film. A mio avviso, Steve è uno dei pochi registi d’autore che fanno cinema con la C maiuscola rimasti. La pellicola si avvicina ad un dipinto, la fotografia di Sean Bobbit è qualcosa di sublime, la regia di McQueen è pulita e gli effetti usati per le ferite o le frustate sono terribilmente e spietatamente reali. Più della négritude, il sentimento di riscatto nero, l’opera è l’inno all’orgoglio e alla libertà. Solomon resiste e non si scorda da dove viene né si dimentica dello status con cui nasce. Il risultato finale è una bomba, un film duro, sporco, amaro, feroce.
L’happy ending c’è ma il prezzo è altissimo (se il film si chiama “12 anni schiavo”, la pellicola finirà certamente in un determinato modo) infatti per tutta la durata dell’opera lo spettatore accompagnerà Solomon. Egli è un afro-americano nato libero e cresciuto libero. Per il protagonista la libertà ha un peso, è conscio di quello che passano i suoi simili nel sud degli States (e non solo). Lui però è libero, la sua famiglia composta da
sua moglie ed i suoi tre figli, sono liberi eppure viene fatto schiavo per un periodo della propria vita.

Era dai tempi di Amistad che non vedevo nulla di così forte, tra l’altro l’attore che interpreta Solomon (Chiwetel Ejiofor) ha iniziato la sua carriera proprio con questo film.

Da talentuoso violinista a schiavo il passo è breve. Solomon è ingannato, è il trucco di una falsa promessa di lavoro in un Circo a Washington D.C che lo porta alla schiavitù. Viene così spedito a New Orleans e rimarrà in schiavitù nello Stato della Louisiana fino al 1853, cambiando per tre volte padrone. Il primo è William Ford che nella autobiografia di Solomon viene ricordato come un buon uomo. E’ solo una parentesi grigia, non rosa. Passerà dalla padella alla brace quando entrerà in contatto con il lavoro della piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps, interpretato dall’incredibile Michael Fassbender..

12 Anni Schiavo vince a mani basse tutto su tutti.
Ad oggi la considero la miglior pellicola vista dal sottoscritto in sala.
Un capolavoro.

E la parola la uso in modo ponderato.

1 commento

  1. val09 / 25 febbraio 2014

    Bellissima recensione Don! ma ti devo correggere su una cosa..Solomon aveva due figli e non tre! 🙂

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