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Recensione su 12 anni schiavo

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24 febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Descrivere, o meglio, lasciar trasparire l’aria di un tempo, di un periodo, tra i più bui per la razza umana, è arduo. Arduo perché il carnefice, piegando un suo simile, scinde lo stesso concetto di umanità, relegandone una parte ai livelli più infimi dell’evoluzione. Una dissacrazione totale dei valori umani che Steve McQueen riesce a toccare scalfendone appena la superficie.
Non ci sono maschere, né artifici. La verità ha un unico volto, quello di Solomon Northup, che defraudato persino del proprio nome, come a voler spogliare di qualsiasi diritto una popolazione, cerca nella sua angustia prigionìa, di sopravvivere, anche se anela più che altro a vivere. Cerca, ma trova solo catene più strette. Non solo quelle avvinte alle caviglie o ai polsi, ma anche quelle che lo costringono a ledere la sua dignità, il suo orgoglio; e anche se alla fine del tunnel troverà una luce, la distanza percorsa dal suo battito segnerà anche il suo cuore.
Ma in questo calvario non è solo, perché il suo è il dolore di tutti. Come quello di Patsey ( una stellare Lupita Nyong’o ), giovane donna che porterà i segni, sia fisici che mentali, di una discriminazione senza senso.

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