Fardello norvegese / 20 Settembre 2016 in 1001 Grammi

Dopo qualche opera interessante, su tutte il bukowskiano Factotum, Bent Hamer dirige un film pretestuoso e difficile da digerire.
Giocata fin troppo velocemente la (banale) metafora del peso come fardello esistenziale (la protagonista si porta appresso il chilogrammo ufficiale norvegese, in un contenitore a forma di maxi-supposta che ovviamente solleva le... continua a leggere » attenzioni dei doganieri), la pellicola giunge ad una lunga fase di stallo che viene interrotta soltanto da un finale altrettanto banale, in cui si finisce per parlare di misure collegandole alla sfera sessuale.
Alla fine l'unico vero peso è quello che si toglie lo spettatore al momento dell'uscita dalla sala.
Un plot interessante, letto su carta, che si sviluppa in un'opera di cui francamente si poteva benissimo fare a meno. Inutilmente lenta (detto da chi si esalta con i film lenti), interpretata in modo soltanto sufficiente da una protagonista (volutamente) apatica, forse troppo.
Se per caso qualcuno nutriva dei dubbi, qui si trova la conferma di quanto sia difficile che in Norvegia nasca un Robert De Niro piuttosto che una Meryl Streep. La Ane Dahl Torp sembra messa lì principalmente per la somiglianza alla Kidman (che emerge in modo evidente soprattutto nel finale).