Italia: patria di poeti, santi, navigatori e musicarelli

Mentre il musical tout court di stampo anglosassone non ha mai rappresentato un genere battuto dalla cinematografia del Belpaese, altrettanto non si può dire del musicarello, un sottogenere della commedia all’italiana particolarmente diffuso negli anni Sessanta.

Largo ai giovani!

La presenza di un giovane cantante emergente (o più d’uno, se appartenenti alla stessa casa discografica: I ragazzi del Bandiera Gialla, 1967; Stasera mi butto, 1967), di una serie di brani estratti dal suo lavoro discografico più recente o, addirittura, d’esordio; il film intitolato come la traccia di punta dello stesso (il famoso “45 giri”); un cast composto da caratteristi e comici noti al grande pubblico (Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Nino Taranto, Raimondo Vianello, Carlo Croccolo, Memmo Carotenuto, Pippo Franco, Tiberio Murgia, Carlo Delle Piane, ma anche Totò, Aldo Fabrizi e Giancarlo Giannini); una storia d’amore complicata da ingenui fraintendimenti e da famiglie talvolta ostili: i musicarelli rappresentano lo specchio di un Paese in pieno sviluppo economico, in cui i giovani, trascinati dall’irruenza dei cosiddetti “urlatori”, usano la musica per scardinare schemi sociali fino ad allora inviolati, sull’onda del divertimento.

L’affrancamento dei ragazzi da costrizioni ambientali ritenute ormai obsolete ed incarnate dai cosiddetti “matusa” (genitori, insegnanti, funzionari: tutti coloro che, superata l’adolescenza, rivestono il ruolo di moderatori e di severi pater familias) non si risolve con folle contestatrici, ma si esprime attraverso la musica e, in maniera meno evidente, con il ballo.
Non è un caso che il declino del musicarello coincida con i grandi movimenti giovanili transnazionali e con le manifestazioni plateali di piazza: la bolla del boom, caratterizzata da spensieratezza e gioia, scoppia dinanzi a pressioni sociali concrete e anche la musica abbandona parzialmente le atmosfere disincantate del periodo precedente, abbracciando tematiche più articolate, mutuando dal panorama francese la figura dello chansonnier e da quello statunitense quella del folk singer impegnato anche politicamente.

Gli albori: il musicarello melodico ed i modelli anglofoni

In una prima fase della storia del genere, collocabile intorno ai primi anni Cinquanta, il musicarello era caratterizzato dalla presenza di artisti di grande successo, come Nilla Pizzi, Luciano Tajoli, Achille Togliani e Claudio Villa: il sentimento musicale diffuso era fortemente legato all’opera lirica ed ai filoni musicali melodici italiani storici più noti, su cui troneggiavano la tradizione napoletana e lo stornello romano.

Con la diffusione del rock’n’roll e del beat, l’Italia venne raggiunta da alcune pellicole di produzione internazionale in cui recitavano divi musicali anglofoni, come Elvis Presley (Fratelli rivali, 1956), Bill Haley (Senza tregua il rock and roll, 1956) e, poco più tardi, i Beatles (A hard day’s night, 1964).

Il musicarello di rottura: gli urlatori

Lo spirito innovativo e reazionario incarnato dalla musica anglosassone trovò ben presto terreno fertile tra le fila dei giovani artisti italiani: Adriano Celentano, Mina, Fred Buscaglione, Tony Dallara, Joe Sentieri, Domenico Modugno furono tra i primi e più noti volti della scena iniziale del musicarello.
Questi film, annoverati tra i cosiddetti b-movies per via dei budget ridotti e della qualità incerta dei risultati, fecero la fortuna di numerosi sceneggiatori e registi (Ettore Maria Fizzarotti, i fratelli Corbucci, Domenico Paolella, Sergio Sollima, Mario Mattoli, Ruggero Deodato, Enzo Trapani) e costituirono il trampolino di lancio per autori emergenti: sia Lina Wertmuller (Non stuzzicate la zanzara, 1967) che l’eclettico regista Lucio Fulci (che fu anche paroliere di Celentano), per esempio, mossero i primi decisivi passi dietro la macchina da presa dilettandosi nella direzione dei musicarelli. I ragazzi del juke box (1959), Urlatori alla sbarra (1960), Uno strano tipo (1963) propongono tutti un plot ricorrente, in cui scatenati e giovani rocker tentano di far conoscere il nuovo stile musicale a platee di bacchettoni e benpensanti che, dopo un momento di iniziale rifiuto, accettano la novità.
Mina, in particolare, vestì in maniera ricorrente i panni della giovane borghese insensibile alle costrizioni della ricca famiglia, pronta a sperimentare le scandalose sonorità del rock and roll (Io bacio… tu baci, 1962, e I teddy boys della canzone, 1960).

Il musicarello come veicolo di contestazione

Nell’alveo della contestazione all’ordine stabilito, non è un caso che diversi musicarelli prevedessero un’ambientazione di tipo militare: vestirono la divisa, per esempio, Little Tony (5 marines per 100 ragazze, 1962; Marinai in coperta, 1967; Donne botte e bersaglieri, 1968, di Ruggero Deodato; W le donne, 1970, di Aldo Grimaldi), Tony Renis (Obiettivo ragazze, 1963) e perfino gli inglesi The Motowns (Soldati e capelloni, 1963).
Sulla scia delle contestazioni generazionali, venne ampiamente utilizzato il carisma un po’ maledetto di Ricky Shayne che permise di portare sul grande schermo italiano i conflitti edipici e quelli tra Mods e Rockers inglesi ne La battaglia dei Mods (1966).

L’eredità del genere melodico: amori contrastati e sentimento

Assodato che le tendenze musicali giovanili si sono ormai affrancate dai filoni storici e dialettali, senza mancare talvolta di svecchiarli ed aggiornarli con acume per ammorbidire il pubblico anagraficamente più maturo (Maruzzella, 1956, con Renato Carosone; Twist, lolite e vitelloni, 1962, con Peppino Di Capri; Altissima pressione, 1965, con Lando Fiorini; Quando dico che ti amo, 1967, con Enzo Jannacci), la tradizione melodrammatica del musicarello degli esordi e la propensione al sentimentalismo, non abbandonarono mai definitivamente le sceneggiature di queste pellicole: il tema dell’amore incompreso o contrastato sottende qualsiasi dinamica narrativa (Una lacrima sul viso, 1964, con Bobby Solo, Lisa dagli occhi blu, 1968, con Mario Tessuto).

La promozione mediatica: la vita privata sul grande schermo

Con lo sviluppo del mercato discografico, anche il musicarello si aggiorna e, a partire dalla prima metà degli anni Sessanta, il genere consente ad una nuova schiera di cantanti di presentare sul grande schermo i propri successi con una formula votata quasi esclusivamente alla promozione mediatica del personaggio: il musicarello diventa strumento metanarrativo in cui la vita privata del cantante si fonde con il racconto su celluloide.
E’ il caso di Gianni Morandi e dei film con ambientazione militare che lo vedono protagonista che furono girati nel periodo in cui il cantante bolognese stava effettivamente svolgendo il servizio di leva: la trilogia diretta da Ettore Maria Fizzarotti e sceneggiata da Sergio Grimaldi e Bruno Corbucci, con musiche e testi originali di Luis Bacalov, Renato Rascel, Franco Migliacci e Armando Trovajoli, composta dai film In ginocchio da te (1964), Non son degno di te (1965) e Se non avessi più te (1965), promosse l’artista, impedendo che la sua immagine corresse il rischio di essere dimenticata dal pubblico durante il periodo di lontananza dalle scene, sfruttando anche la storia d’amore nata sul set tra Morandi e l’attrice Laura Efrikian e mostrando le evidenti difficoltà nel conciliare vita pubblica, contratti discografici ed esigenze private.

Sul set di un musicarello (Nel sole, 1967, di Aldo Grimaldi), nacque anche l’amore tra Al Bano e Romina Power, l’allora sedicenne figlia degli attori Tyrone Power e Linda Christian: nonostante le rispettive famiglie osteggiassero il legame sentimentale tra i due ragazzi, così come spesso accadeva nei film che li vedevano protagonisti, i due si fidanzarono e, in coppia, girarono poi altri musicarelli (tra questi, L’oro del mondo, 1968; Pensando a te, 1969; Angeli senza Paradiso, 1970; Il suo nome è Donna Rosa, 1969).

Anche la carriera di Mal dei Primitives, cantante britannico che ha fatto la sua fortuna in Italia, ha fornito l’ispirazione per una serie di musicarelli a tema smaccatamente sentimentale, tutti diretti da Mario Amendola (Pensiero d’amore, 1967; Amore Formula 2, 1970; Lacrime d’amore, 1970).

Il musicarello e gli stereotipi caratteriali

Il carattere e l’aspetto sbarazzino di Rita Pavone hanno permesso che le fossero cucite addosso le sceneggiature di alcune pellicole variamente ambientate (Rita, la figlia americana, 1965; Little Rita nel West, 1967; La feldmarescialla, 1967) il cui unico ed evidente scopo era quello di dare sfogo alle sue indubbie doti canore.

Mentre a Gigliola Cinquetti, il cui aspetto rammentava quello di una giovane Audrey Hepburn, venivano affidati ruoli da ragazza “a modo” (Dio come ti amo!, 1966), Caterina Caselli, a sua volta, prestava volto e voce a pellicole in cui, grazie alla sua vivace presenza scenica, interpretava sempre una giovane piena di grinta, sogni e dinamismo: come fu per Little Tony, archetipo del “ragazzo col ciuffo”, teddy boy dal cuore d’oro per eccellenza (Riderà – Cuore matto, 1967; Zum zum zum – La canzone che mi passa per la testa, 1968), la Caselli incarnò il prototipo della “ragazza moderna”, fiduciosa nell’amore e nell’amicizia, impegnata sovente in concorsi canori (Nessuno mi può giudicare, 1966; Perdono, 1966; Io non protesto, io amo, 1967) o in tragicomiche avventure (Playboy, 1968).

Musicarello e promozione turistica

Un curioso versante battuto dal musicarello concilia le esibizioni musicali degli artisti di turno con la promozione di alcune località turistiche italiane o di locali in cui si esibivano le nuove leve della musica leggera: Vacanze sulla Costa Smeralda (1968) con Little Tony, Passeggiando per Subiaco (1967) con Bobby Solo, Appuntamento a Ischia (1960) con Domenico Modugno, Mi vedrai tornare (1965) ancora con Morandi in versione “armata”, L’immensità (La ragazza del Paip’s) (1967) con Patty Pravo e Don Backy.

Il declino del musicarello

Con il mutare delle sorti economiche e sociali del Paese, a partire dagli anni Settanta, i musicarelli iniziarono a perdere l’afflato liberatorio che li contraddistingueva, fino a ridursi a poco più che fotoromanzi animati, riscuotendo un minore successo di pubblico e diventando prodotti per aficionados di un determinato versante musicale: i musicarelli neomelodici dei primi anni Ottanta che hanno per protagonista Nino D’Angelo (Un jeans e una maglietta, 1983; Popcorn e patatine, 1985) e Napoli sono particolarmente dissimili da quelli prodotti durante l’epoca d’oro del genere e vengono solitamente accomunati ad essi solo per la presenza degli inserti cantati.

Seppur realizzato con l’intento di ricordare più l’atmosfera di un’epoca che lo stile cinematografico dei musicarelli, è bene citare in questa sede il film Sapore di mare (1983) di Carlo Vanzina: il tentativo di riportare sullo schermo la spensieratezza degli anni della gioventù, affidando ad alcuni personaggi ben stereotipati i “caratteri” già affrontati dai musicarelli (il contestatore, la ragazza di buona famiglia, la coppia di innamorati, ecc.) ben si coniuga con la colonna sonora scelta, punteggiata da adeguati brani d’epoca, e con la presenza fugace di artisti del tempo, come Edoardo Vianello e Gino Paoli (Sapore di mare 2 – Un anno dopo, 1983).

3 commenti

  1. alex10 / 9 agosto 2013

    gran bella pagina !!

  2. Aehm, a parte il film sui Beatles, A hard day’s night, che non è italiano, dei titoli elencati nell’articolo non ce n’è mezzo con un voto positivo!!! I voti vanno dall’1 a un massimo di 6! :O

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