Il 27 gennaio 1945 si aprivano i cancelli del campo di concentramento nazista di Auschwitz. L’orrore creato dalla follia dell’uomo si mostrava al mondo in uno dei suoi aspetti più indicibili.
Con la promulgazione della Legge 211/2000, anche l’Italia (l’Assemblea delle Nazioni Unite aveva legiferato in merito già nel 2005) ha stabilito che il 27 gennaio ricorra annualmente il Giorno della Memoria, “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (art.1).

Il cinema come strumento di scoperta e riflessione

Pur con limiti e deficienze e accettando come assunto che una tragedia di queste proporzioni sia difficilmente rappresentabile nella sua interezza, negli anni, il mezzo cinematografico si è dimostrato tra gli strumenti più utili a diffondere immagini e notizie relative alla Shoah, sia attraverso la forma documentaristica che la fiction, contribuendo al processo di analisi delle vicende e fornendo materiale speculativo utile all’approfondimento ed alla riflessione se non, addirittura, alla scoperta.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, il pubblico extraeuropeo aveva poco più che un vago sentore delle nefandezze compiutesi in Europa: non è un caso che l’industria cinematografica americana dell’immediato dopoguerra rappresentasse la Shoah e quanto era ad essa connesso in maniera singolare, “distaccata”, ben diversa da quella adottata fin dal principio in materia dal cinema europeo.
Fino alla realizzazione di VINCITORI E VINTI (1961) di Stanley Kramer, drammatizzazione con un cast di divi hollywoodiani del terzo processo di Norimberga (1948), in nessun film statunitense, neanche in quelli realizzati da cineasti di origine ebraica emigrati negli Stati Uniti (vedasi VOGLIAMO VIVERE!, 1942, di Ernst Lubitsch) si era mai fatto esplicito riferimento al fatto che le operazioni di repressione e sterminio nazista fossero rivolte verso specifici elementi della società, fra cui, per l’appunto, gli ebrei.
Taluni documentari, come il britannico MEMORY OF THE CAMPS (1945) (confluito nel recente NIGHT WILL FALL, 2014), a cui collaborò anche Alfred Hitchcock e realizzato su commissione del Regno Unito, furono girati appositamente per essere mostrati in Germania, al fine di sensibilizzare la popolazione tedesca sullo scempio a cui, per connivenza o ignoranza, avevano contribuito.

La rappresentazione della Shoah: una scossa alle coscienze

Paradossalmente, il cinema americano si è occupato della persecuzione nazista prima ancora di quello europeo, impegnato sì nella rappresentazione del dramma bellico mentre il conflitto e l’occupazione nazifascista erano in atto, ma ancora distante dalla messinscena della spaventosa deriva a cui era giunto il Terzo Reich.
È il cinema europeo, però, a recarsi appena possibile sui luoghi degli eccidi, documentando quanto possibile senza nascondere nulla, attribuendo alle vittime dei lager un ruolo preciso e conferendo loro una drammatica identità: si trattava in maniera tragicamente semplice di vittime di un torto immane.
I film europei sulla Shoah realizzati nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra, con caratteristiche identitarie differenti a seconda del Paese in cui venivano realizzati e della cultura locale a cui erano indirizzati, erano destinati a chi aveva vissuto il dramma del conflitto e delle deportazioni, della lotta all’oppressione e dell’organizzazione della Resistenza: nei suoi episodi migliori, il cinema europeo dedicato all’argomento della Shoah rappresenta una drammatizzazione caratterizzata da una puntuale ricerca filologica capace di “scuotere le coscienze, anche dei più distratti”, distante dalle spettacolarizzazioni che, per lungo tempo, hanno distinto il cinema d’Oltreoceano.

Una definitiva consapevolezza

Intorno agli anni Settanta, esauritosi l’impatto emotivo derivante dalle prime, scioccanti rivelazioni riguardanti la Shoah, il colosso della cinematografia americana ha corso perfino il rischio di distrarre l’audience dall’argomento, proponendo film di fiction basati su stereotipi desunti perlopiù dai film d’azione, in cui la struttura avventurosa della pellicola (basata sovente su due elementi ricorrenti: la corsa contro il tempo e la speranza del lieto fine) proponeva uno scontro nazismo/società fondata su un civile ordine costituito in cui il dramma realmente consumatosi passava inevitabilmente in secondo piano.
Curiosamente, fu una serie televisiva americana, OLOCAUSTO, trasmessa per la prima volta nel 1978, a ridestare l’interesse generale sulla Shoah: insieme al coevo RADICI dedicato allo schiavismo in America, questo serial denotò una specifica attenzione per le minoranze etniche e culturali. OLOCAUSTO, privo di star di richiamo nazionalpopolare e concentrato sull’argomento e sulle sue molteplici sfaccettature, ebbe il merito di “codificare” una volta per tutte l’aspetto dei campi di concentramento: finalmente, lo spettatore medio americano ebbe chiaro quale fosse l’aspetto desolante e terrifico dei lager nazisti. L’occhio si aprì di nuovo e forse per sempre sull’abisso.
Grazie anche alla finzione scenica, quindi, il mondo è ormai conscio del dramma consumatosi in Europa per lunghi anni.

Il valore della memoria

Con il trascorrere dei decenni e l’inevitabile scomparsa dei testimoni diretti sopravvissuti, il mezzo cinematografico rappresenta indubbiamente un baluardo per la difesa della memoria storica.
La lista di film che vi proponiamo in questa sede non rappresenta una filmografia esaustiva sull’argomento, ma speriamo costituisca il primo passo per un’indagine autonoma sul tema e, in seconda battuta, desideriamo con forza che essa rappresenti uno spunto di riflessione su tutti gli episodi di intolleranza, repressione violenta, ignavia e pazzia che ancora oggi attanagliano pericolosamente la società contemporanea.

I primi approcci extraeuropei al dramma

La visione europea

Il cinema come strumento di difesa della memoria storica

Bibliografia:
Claudio Gaetani, Il cinema e la Shoah, ed. Le Mani, 2006

Sitografia:
Unione Comunità Ebraiche Italiane
Museo della Shoah

A cura di Stefania

2 commenti

  1. LYLA / 24 febbraio 2015

    Bellissimo approfondimento!Grazie, adoro questo sito!

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