Shame / 2011  7.0/10 198 voti

Locandina del film Shame
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Brandon è un trentenne newyorkese afflitto da una visione compulsiva del sesso che con gli consente di vivere serenamente le sue relazioni con il mondo femminile, confinandole al puro atto fisico. L'unica donna per la quale sembra provare un sentimento limpido è la sorella minore, Sissy, che si trasferisce a casa sua.
Stefania ha scritto questa trama


Attori principali: Carey Mulligan, Michael Fassbender, James Badge Dale, Hannah Ware, Nicole Beharie, Alex Manette, Elizabeth Masucci, Marta Milans,
Regia: Steve McQueen,
Sceneggiatura/Autore: Abi Morgan, Steve McQueen,
Genere: Drammatico,
Durata: 101 minuti

Disperazione / 14 giugno 2013 in Shame

La prima cosa che mi ha colpito di questo film girato da Steve McQueen (non quel Steve McQueen, un altro, quel Steve McQueen è morto, questo è un altro), la prima cosa che mi ha colpito, dicevo, è che questo ragazzo ha un suo mondo, il suo mondo fatto di completa fisicità e ossessioni, di sguardi e perversioni, un mondo tutto suo. L’ossessione per il sesso è straripante e il suo mondo è fatto di feroci scopate, masturbazioni continue, eiaculazioni selvagge, bellissime nudità mentali e fisiche, dove l’incesto si sfiora e mai si tocca, sta a te capire se si è toccato veramente, ma il film vuole dirti che forse si potrebbe arrivare a quello, ma anche no. Un film fatto anche di disperazione.
Steve Mc Queen aveva girato un altro film, Hunger, fatto di prigioni e proteste silenziose e sfiancanti. Qui la prigione c’è, ma è nella testa del protagonista.

25 aprile 2013 in Shame

Shame.

Shame è la provocante pellicola diretta da Steve McQueen, un film sul sesso, sulla perversione, sul corpo e sulla mente. La colonna sonora, la fotografia, la regia risultano piacevoli alla vista e all’udito dello spettatore.
La vita del protagonista la vorremmo far tutti.
Brandon (Fassbender) è un adulto di successo, ha tutto quello che desidera, ogni cosa è raggiungibile, ogni persona è a suoi piedi. E’ acclamato, ha una bella casa, vive in una gran bella città (se hai i soldi) New York City, in un’appartamento con vista mozzafiato.
Ben pagato,è il ritratto del giovane e bello americano di origini Irlandesi.
Le apparenze ingannano poiché dietro questa facciata fatta di apparente stabilità e normalità, si cela un individuo dipendente dal sesso.
Egli infatti cerca in modo perenne di soddisfare le sue fantasie, perversioni incluse, passando di donna in donna (avrà anche rapporti omosessuali).
Non è l’unico ad avere debolezze all’interno della sua famiglia, ecco che torna sulla scena la sorellina.
Ci sono delle differenze fra il primo e la seconda: “Brandon tiene tutto dentro, non traspare nulla all’esterno, convive come può con la sua dipendenza. Sa di essere malato e non sa come uscire dalla sua malattia, per di più ogni volta che ci prova si fa malissimo. La sorella invece, giovane e bella cantante, passa da una relazione all’altra ed è incapace di sostenerle.
Sarà il loro incontro, le note di New York New York cantate in un modo totalmente diverso da quello “made in Sinatra” strappano lacrime amare al fratello, a costringere Brandon a fare i conti con quel lato di sé stesso che ha preferito fino a quel momento ignorare.

DonMax

19 aprile 2013 in Shame

Ho votato 6 stelline solo per Fassbender nudo. Il film l’ho capito poco e niente, lo ammetto e vorrei rivederlo saltando le scene di nudo che mi hanno mandato in pappa il cervello >.<

14 aprile 2013 in Shame

Meglio leggere “Soffocare”.

3 marzo 2013 in Shame

Pochi ma ben costruiti dialoghi, Fassbender e Mulligan da paura, regia splendida. Uh, per non parlare della colonna sonora, accompagna splendidamente tutte le scene senza dialoghi! Una piacevole sorpresa, McQueen mi intriga, devo recupare al più presto altri suoi film. :D

Vergogna, dolore, paura e solitudine oggi / 23 febbraio 2013 in Shame

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Guardando e seguendo questo film mi sono trovata a chiedermi più volte dove McQueen volesse arrivare. In alcuni momenti ho semplicemente pensato volesse raccontare la storia di un uomo con un passato irrisolto, spezzato, interrotto in qualche modo (non verrà mai specificato quale evento o situazione possa averlo fatto diventare ciò che è); in altri momenti mi sono trovata invece a pensare che il regista volesse fare una chiara critica alla società contemporanea, schiava del materialismo, del consumismo, del vincere facile, del tutto subito e dell’usa e getta (in alcuni istanti mi ha fatto pensare un po’ a Fight Club). Poi sono giunta alla conclusione che forse entrambe le interpretazioni possono andare bene.
Da una parte c’è il protagonista. Brandon è un uomo bello, affascinante, divertente, interessante, benestante, tuttavia è chiaramente disturbato. Dipende dal sesso. Virtuale, reale, da solo, in coppia, in gruppo, eterosessuale, omosessuale, tradizionale o trasgressivo non importa: ne è ossessionato. Come un tossico in cerca della propria dose, la sua dipendenza non gli permette di vivere una vita normale. Certo, se è fortunato (come quando esce all’inizio del film con alcuni colleghi) riesce a trovare senza troppa fatica una donna che gli permetta tutto sommato di sfogare le proprie pulsioni, ma quando va male bisogna ricorrere a Internet, giornali, locali equivoci o prostitute e allora c’è il rischio che qualcosa vada storto. Quando nella sua vita torna la sorella Sissy le cose però cominciano a cambiare. Sissy probabilmente lo rimette di fronte al passato che cerca di dimenticare e con le sue fragilità (ma anche con la sua sola presenza) invade e complica l’infelice e solitaria vita del fratello (che in qualche modo si era come assestata nel suo dissesto). Brandon e la sorella hanno chiaramente un difficile trascorso comune che hanno seppellito ognuno sotto le proprie ossessioni (quelle sessuali lui e quelle affettive lei).
Ma veniamo all’altra faccia del film. Critica alla società contemporanea. Il protagonista spiega all’unica donna che gli chieda qualcosa di lui come sia inutile al giorno d’oggi il concetto di matrimonio o di relazione stabile (lo fa per giustificare la sua vita da libertino, ma in fondo quello che dice è vero). Poi abbiamo, in rapida successione, il capo fedifrago, pornografia ovunque, persone che non nutrono vergogna nell’esibire i propri corpi. E allora sì, lavoriamo, ma poi sniffiamo anche cocaina e andiamo a letto con una prostituta.
Insomma, Shame mi è piaciuto. Buona la musica, ottima la fotografia. Buoni anche gli attori. L’interpretazione di Carey Mulligan non l’ho notata più di tanto. A parte il primo piano durante New York, New York, il suo volto non è apparso abbastanza da farmi riuscire a scorgere quell’immensa prova di bravura di cui molti parlano (nonostante come attrice mi piaccia). Discorso a parte invece per Fassbender che qui a nudo, più che il suo corpo, mette la sua bravura. Un’interpretazione intensa, efficace. Una prova d’attore totale. E’ il suo sguardo a dire tutto ciò che c’è da dire e non viene detto. E’ il suo sguardo la linea guida di tutto il film. La sua interpretazione mi ha ricordato quelle di Jared Leto, spesso estreme e tutte volte a donarsi completamente al personaggio interpretato; o quella di Joacquin Phoenix nel biopic su Johnny Cash, un’immedesimazione totale; e in una delle scene finali (non dirò quale), mi ha ricordato Nicolas Cage in Via Da Las Vegas: il viso di Fassbender, teso e immerso nell’atto sessuale, ma allo stesso tempo contorto in un’espressione di disgusto per se stesso e per le sue azioni, insomma il suo viso disperato ma perseverante mi ha ricordato quello del Cage alcolista di Via Da Las Vegas (d’altronde premiato per quel personaggio con un meritatissimo Oscar) aggrappato disperatamente alla bottiglia agli inizi del film quasi come volesse morire della sua ossessione (e guarda caso lì sarà così).
Film buono quindi. L’unica cosa é che lascia un po’ l’amaro in bocca per due motivi.
Il primo è che non viene spiegato cosa sia successo a quest’uomo (io mi sono fatta l’idea che magari nell’infanzia/adolescenza venisse costretto a rapporti incestuosi con la sorella) e poi perché Brandon non ne parla. Nell’intera durata del film, non c’è una volta in cui il protagonista parli o ammetta con qualcuno le sue ossessioni (questo é un altro parallelismo con Via Da Las Vegas, dove il protagonista non spiega mai il perché dell’ossessione per l’alcool e non ne parla quasi). Non c’è in Shame una scena madre in cui le carte vengono scoperte, quindi paradossalmente non sapremmo nemmeno cosa ne pensa Brandon di se stesso, se non fosse per quello sguardo e per alcune sequenze. Ad esempio ho trovato commovente e, perché no, tenera quella dell’appuntamento con la collega d’ufficio (forse per la prima volta a confronto con una donna e non solo con un corpo, Brandon si sente in difficoltà); così come ho trovato commovente anche il tentativo di autosalvarsi buttando letteralmente nell’immondizia la vita che lo sta consumando e tentando di approcciarsi finalmente a qualcuno che forse può amare. Ma no, non ci riesce. E questo quindi lo fa precipitare ancora di più nel baratro.
In conclusione, non essendoci una scena madre, non c’è nemmeno una redenzione, o perlomeno una dichiarata redenzione. Alla fine Brandon si trova di fronte ad una delle tante tentazioni. Il suo sguardo (di nuovo lo sguardo) è diverso però. Chissà se anche lui sarà diverso.

18 febbraio 2013 in Shame

McQueen torna alla settima Arte smuovendo pensieri e filosofie, scatenando volendo dibattiti, tentando lo scandalo, la provocazione… ma purtroppo inciampa nel manierismo e nel conformismo talvolta, seppur il tutto sia ben sorretto dalle ormai già blasonate prove dei due interpreti.

10 febbraio 2013 in Shame

Quando uscì lo saltai apiè pari perchè tra tutte le dipendenze quella dal sesso mi sembra la meno interessante ma sull’onda dell’entusiasmo per the hunger mi sono fatta convincere a vederlo… E beh in effetti va molto oltre il rapporto di Brandon con il sesso, racconta di esistenze all’ apparenza normali ma che in realtà sono molto instabili e probabilmente senza soluzione. Non poteva esserci un happy end anche se i protagonisti ci provano a cambiare tutto si avvita come una spirale e gli errori si ripetono, altre cure per quelle ferite sono difficili da trovare.
Grande potenza visiva e grande sofferenza rendono bene lo stile di mcqueen.

28 gennaio 2013 in Shame

Meraviglioso. Esattamente quello che volevo vedere. Tante volte mi ripeto che ogni film ha una sua luce, e questo, ve lo assicuro, la sua l’ha trovata alla perfezione. Micheal Fassbender è perfetto bravissimo, incastonato nella parte, Carey Mulligan neanche a parlarne. Da vedere, assolutamente.

27 gennaio 2013 in Shame

La seconda opera di Steve McQueen, dopo lo stupendo Hunger, è di nuovo caratterizzata dal connubio con Michael Fassbender.
Questa volta si tratta di dipendenze che consumano, dipendenza dal sesso come fuga dalla realtà, in un circolo vizioso che isola e respinge ogni altro essere umano che non sia solo un pezzo di carne senza coinvolgimenti emotivi.
Alternando una esteriorità profondamente di classe con sequenze tristemente squallide eppure perfette, Shame ti conduce a fondo insieme a Brandon ( Fassbender) e Sissy ( Carey Mulligan), fratelli allo sbando incapaci di aiutarsi a vicenda.
Sfruttando quelle che ormai sono le sue cifre stilistiche, McQueen gira pochi dialoghi, con lunghissimi piani sequenza, primi piani sul variare delle espressioni dei personaggi e una fotografia curatissima e in questo caso splendidamente azzurrata. Notevole la colonna sonora, davvero notevole.
Un film che forse un uomo può capire ancora più a fondo, ma non per questo meno bello e doloroso.

13 gennaio 2013 in Shame

La pellicola affronta turbe e problematiche represse di un uomo in un’opera sofisticata e sottile, centrata sulle espressioni, immensi entrambi Fassbender e Mulligan, ricercate con una regia precisa e una ‘fotografia urbana’ affascinante. L’intima vergogna del protagonista, violentato psicologicamente, emerge e sconvolge altresì lo spettatore; decisamente riuscito.

30 dicembre 2012 in Shame

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sinceramente non riesco a vedere in questo film il capolavoro di cui tutti parlano.
Come già è stato detto da altri prima di me, ho trovato la pellicola lenta e piuttosto noiosa, le uniche cose degne di nota sono le interpretazioni della Mulligan in primis e di Fassbender. Il tema è trito e ritrito e, a differenza di quanto prometteva la presentazione dell’opera, è stato trattato con evidente bigottismo. McQueen è ben riuscito mostrare la solitudine e le sofferenze delle persone, dovute all’impossibilità di amare -e di farsi amare- o alla paura di stringere rapporti intimi, e questo è stato fatto senza particolare bravura. Ma il voler mostrare come male estremo il sesso libero e fugace, o ancora peggio la masturbazione… beh, questo mi sembra bigottismo di inizio del secolo scorso. Per non parlare poi dell’happy end della “redenzione” finale a seguito del sacrificio estremo della sorella, con tanto di richiesta di aiuto a Dio sotto lo scrosciare della pioggia. Credevo che certi finali fossero finiti con le favole di Dickens, ma evidentemente mi sbagliavo

Silenzio e delicatezza / 29 dicembre 2012 in Shame

Brandon è dipendente dal sesso, che vive una vita apparentemente perfetta agli occhi degli altri: un lavoro soddisfacente, un appartamento di lusso e una vita mondana degna di uno scapolo. Lui però lotta continuamente con la consapevolezza del suo problema, estraniandosi dal mondo esterno, schivandolo e con esso anche le relazioni sentimentali. Con lui la sorella Sissy, che tenta nel salvataggio di suo fratello e di sé stessa, in un rapporto fraterno complicato, oscillante tra l’odio e l’amore.

Con questa tematica, sarebbe molto facile cadere nel banale e soprattutto nel volgare, ma Steve McQueen, nella sua opera prima (seconda in realtà, dopo Hunger del 2008,uscito in Italia solo nella primavera del 2012) affronta in modo sottile, elegante e, allo stesso tempo, brutale, il problema della dipendenza, sia sessuale che da stupefacenti, con varie scene di nudo integrale di Michael Fassbender e di sesso, sempre presentati con giochi di ombre e piani di dettaglio. Un film con pochi dialoghi dove gli sguardi e i silenzi sono protagonisti fondamentali e assoluti.

17 dicembre 2012 in Shame

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La sintesi che ti senti fare è del tipo “è un film dove scopano tutto il tempo”. Che detto così è un po’ inquietante, anche perché io i porno sono abituato a guardarli a casa, e non mi sembra il caso di andare al cinema. Il regista è un tale che non so per quale ragione si chiama Steve McQueen, ed è un artista inglese di boh, al suo secondo film, e tutti dicono che anche il primo era così bello. Dette le premesse, veniamo al film: in una Londra dai palazzi a specchio ci sta Brandon (“quel figo di Fassbender”, secondo la mia amica P.), che ha una bella casa e un lavoro. Però si ammazza di pugnette ovunque, ha una vera e propria ossessione per il sesso di qualsiasi tipo, nonostante il suo superficiale benessere materiale. Perché poi è anche un figo (come detto), e oltre a mostrarci l’arpione all’inizio mentre gira nudo per casa, dopo essersi sbattuto una troia, non ha difficoltà a farsi tutte quelle che vuole. A lui si accosta, inaspettata, Sissy, l’ancora più debole sorellina (che ca**o di famiglia però), che canta e si innamora di qua e di là e soffre ed è instabile. Quindi, in sintesi lui è un ossessionato dipendente sessuale stabile, lei un’ossessionata dipendente affettiva instabile. La convivenza non fa bene, e mentre Brandon in una notte si fa pestare al camionista alla cui tipa aveva fatto un ditalino al bancone di un bar, e poi se ne va a fare un threesome iinterracial con una bionda e una giapponese, la sorellina ricade nel (vecchio) vezzo di tagliarsi le vene nella vasca da bagno. Care vecchie abitudini.
C’è chi ha detto che fosse un capolavoro, chi una pisciazza. Io son del parere che lo spettro intermedio sia pressoché infinito, e si possa girare un bel film sulle ossessioni in cui cadere nelle metropoli d’oggi senza dover per forza essere osannati o ricoperti di interiora di bovino. Le fatiche esistenziali dei due fratelli sono ovviamente complementari, ognuno è un po’ della parte che all’altro manca, e la pioggia di corpi nudi non equivale ad una nudità delle emozioni. Anzi, il percorso si compie nel film proprio con il loro progressivo dissotterramento dalla situazione iniziale, in cui semplicemente non esistevano, nascoste da tonnellate di internetpornografia.

12 novembre 2012 in Shame

Io non ho trovato tutta la “shame” di cui nel titolo… infinitamente lento, non conclusivo… insomma, una delusione. E’ soltanto la storia di un uomo che non sa amare. Capirai, che novità. Siamo tutti come lui.
Comunque complimenti a Fassbender, che ha fatto una bellissima interpretazione.

10 ottobre 2012 in Shame

Shame è un film che, piaccia o meno, ti spiazza e ti brucia le viscere.
La trama è ridotta all’osso, ma il film riesce per la colonna sonora, davvero azzeccata, e una fotografia molto particolare che va dal tendente all’oro, come nella scena in cui Sissy canta, oppure è fosca quando il protagonista non riesce a sostenere la propria vita, ma è anche cerulea in alcuni momenti. La regia non è da meno, piani sequenza lunghi al limite della nevrosi (come quella del protagonista) e tagli particolari delle immagini.
Inoltre le interpretazioni di Michael Fassbender e di Carey Mulligan non sono solo un valore aggiunto alla pellicola, ma danno spessore e vita a personaggi nervosi, complessi e umani fino al midollo.

Forse si trasformerà in un otto perché la tecnica è impeccabile; non conoscevo Mc Queen e ora non vedo l’ora di vedere anche Hunger.

4 agosto 2012 in Shame

E’ un pugno nello stomaco, davvero.
Sono indecisa: non so se mi è piaciuto o se l’ho trovato disturbante. Credo che sia entrambe le cose.
Alcuni lo avevano definito “la morte dei sentimenti” e adesso ho capito cosa volevano dire.

I miei complimenti a Michael Fassbender (Brandon) e Carey Mulligan (Sissy), entrambi magnifici nell’interpretare dei personaggi che di magnifico hanno ben poco.

31 maggio 2012 in Shame

Un vero e potente pugno nello stomaco.
Regia e sceneggiatura avvolgenti ed intense, tecnicamente originale, con una fotografia affascinante e angosciante contemporaneamente.
Le interpretazioni son stratosferiche: dalla Mulligan portentosa, a Fassbender che ti lascia senza parole.
La discesa agli inferi dei due personaggi viene resa con tale realismo che fin da subito, pur non conoscendo nulla dei protagonisti, ci si rende conto dell’inferno e della disperazione che vivono e di cui sono prigionieri. Entrambi sembrano volerne uscire fuori, ma in realtà non ci provano neanche. Tutto ciò viene reso alla perfezione da McQueen, che conferma il talento già visto in Hunger.

A me è piaciuto ! / 28 maggio 2012 in Shame

E’ bello come viene rappressentato la non capacità di questo uomo di amare e di relazionarsi… per cui il sesso è qualcosa di scisso dall’amore e solo un mero modo di provare piacere ed estraniarsi da tutto

14 aprile 2012 in Shame

Forse è un voto esageratamente alto, ma sebbene abbia visto questo film (che aspettavo con ansia) molto in ritardo rispetto alle previsioni, cosa che ha naturalmente fatto si che venissi a parte dei giudizi di quanti mi hanno preceduto, non sono rimasto per nulla deluso.
Anzi, il film è andato ben oltre le mie aspettative e non solo per la straordinaria performance di Fassbender (avrebbe meritato una candidatura all’oscar e se la sarebbe senza dubbio giocata alla pari con Dujardin), ma anche per un’ottima regia (da oggi gli Steve McQueen che mi piacciono sono due!), che segue le perversioni e le frustrazioni di Fassbender con uno sguardo distaccato e partecipe al contempo. Ad essere protagonista è il corpo di Brandon, fibroso e pallido, che rispecchia un’anima in pena, pervasa da un senso di dipendenza che gli impedisce di vivere a pieno i sentimenti.
Brandon – ma anche Sissy – sono persone bruciate nel vivo, prigioniere di una qualche aberrazione psicologica che non permette loro di esprimersi in maniera sincera ed appassionata.
Il sesso, ma non solo, l’orgasmo, diventano il solo registro con cui Brandon conferisce un senso ai rapporti. Ed il tragico è che ne è cosciente e che lui stesso disprezza se stesso per questo.
Ma venirne a capo non è semplice.
Rendere in maniera seria e non banale il dramma di queste persone non è cosa semplice e per questo l’accoppiata Fassbender-McQUeen funziona alla grande.
Nel film anche la musica gioca un ruolo essenziale. L’apice della disperazione di Brandon è sottolineato da un motivo musicale perfettamente intonato.
E anche la scelta dello sfondo non è casuale. Una città indifferente e ricca di tentazioni, come New York, è l’inferno perfetto per le vicende di due fratelli che non sono cattivi, ma sono sfortunati.
Ed ora aspetto con ansia “Hunger” (2008!) di nuovo con la coppia McQUeen-Fassbender.

Bravo McQueen / 25 febbraio 2012 in Shame

Mi è piaciuto, anche se non si può dire che sia un film che si possa amare. Sarebbe certamente esagerato, ma soprattutto sarebbe inadeguato, im-pertinente. Perché se c’è una cosa di cui non si parla in questo film è proprio l’amore, di cui rimane l’assenza, irraggiungibile. Se disperatamente ci si trova lì ad aspettare che almeno uno dei personaggi riveli, anche solo per un istante, un guizzo d’amore rapido, veloce, circoscritto, che magari scomparirebbe un secondo dopo per sempre, beh, minuto dopo minuto, si comincia a capire che no, non accadrà mai.
L’amore – in tutte le sue accezioni – è un significato, una parola, un mondo, una sfera di esperienza preclusa a Brandon; pasticciata, confusa, e troppo adulterata da cose che non c’entrano per Sissy; non pertinente per indifferenza o perfino per inconsapevolezza della sua stessa esistenza per il capo di Brandon, e così via…

Niente amore perché per provare amore bisogna essere capaci di sentire.
Meglio: bisogna avere voglia di sentire, bisogna avere il coraggio di sentire.
E restare lì.

Le dipendenze, si sa, sono un meccanismo di ottundimento della percezione. Il gioco è quello di vivere il più possibile annebbiati. Ma naturalmente non è un gioco che riesce. I risvegli ci sono, gli attimi di lucidità anche, le percezioni eccome. E bruciano, scavano, feriscono ancora di più di quell’amore/sentimento che si vuole evitare a tutti i costi perché ritenuto la minaccia più grande.

In tutto il film si respira (no, non si respira, perché il fiato via via manca) questo clima opprimente, schiacciante, frenetico, da fuga costante (in qualunque modo, con qualunque mezzo, purché sia fuga), caotico, inconcludente, e costellato di una miriade di “tentativi falliti” (isotopia che emerge spesso). Fuga dal sentire, che è il grado che precede l’amore. Almeno sentire. E l’illusione di poterlo fare.

Argomento di estrema complessità, quindi bravo McQueen, sei riuscito a renderne uno spaccato, e fare film (e arte) sulle mancanze è sempre più difficile che farle su ciò che c’è. Uno spaccato efficace, bastava sentire il peso dei passi all’uscita dal cinema.

Quindi, bravo McQueen, ma davvero. Riprese interessanti, regia che è stile, inquadrature e montaggio che sono parte assoluta della trama e del senso. Senza esagerare, ma con maestria, q.b.: quella strana magia che emerge quando si sa cosa si sta facendo.

Un’ultima cosa, Steve… c’è qualcosa in questo film, l’unico visto per ora (mi aspettano già uno prima e uno futuro), che mi ricorda incredibilmente Neil Jordan, sbaglio?
Forse è questa capacità di aprire spaccati sulla vita entrando dalla porta principale per poi scoprire, via via che la macchina da presa girovaga per le stanze, mette il naso degli angoli e nelle pieghe dei personaggi che incontra, che ci sono cantine, ripostigli, anfratti bui, stanze mai abitate, stanze segrete di cui non si vuole parlare, cantine, cantine… Jung [che Fassbender conosce bene ;-) ] le chiamava i luoghi più profondi della psiche, quelli dove il governatore è il nostro inconscio, posto che la casa è l’archetipo della relazione che stabiliamo con noi stessi.
La prossima volta bisognerebbe provare a leggere il film da questo punto di vista: la casa di Brandon, l’arrivo di Sissy in casa, la sua “espulsione” – di Sissy e di Brandon stesso… l’albergo per l’incontro con la collega, l’unico barlume di speranza a un accesso diverso… mmm, fertile chiave… :-)

19 gennaio 2012 in Shame

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ok è la seconda volta che vedo questo film in una settimana, è successo per caso ma è stato utile. La seconda volta mi è piaciuto di più.
McQueen mi aveva già catturato con Hunger, ma Shame è stato la conferma. Una regia molto interessante, piena di scene con riprese molto lunghe, come quella in camera fissa al ristorante, o l’interpretazione di “New York New York” da parte di una Mulligan bravissima. E anche i montaggi erano davvero particolari, il crescendo dell’ultima notte mi ha fatto venire i brividi.
Il tutto condito da una colonna sonora veramente bella.. e da due attori che dire bravi è poco. Fassbender è stato davvero eccezionale, ha recitato anche le scene meno facili in maniera davvero molto convincente. Il suo Brandon è un personaggio così tormentato e sofferente, che gli si perdona qualunque compulsione, e anzi quasi si comprende questo suo bisogno di cercare vuoto e oblio attraverso il sesso, l’orgasmo fine a se stesso, quel momento in cui la mente si svuota.
Brandon passa l’intera pellicola a fuggire da un passato che non viene spiegato, cerca rifugio in rapporti occasionali, ma quello che gli viene offerto è solo un’illusione; un breve frammento di pace a cui segue una depressione ancora più nera – come in tutte le dipendenze.
Ci accorgiamo di questo e nel corso del film se ne accorge anche Brandon.. ma questa consapevolezza non gli dà la libertà: è imprigionato, schiavo del suo corpo, e non può liberarsi.
Ci prova una volta, e non ci riesce. Non sa gestire i legami affettivi, gli risulta difficile persino con la sorella, anche lei incapace di gestire se stessa e depressa.
Due personaggi autodistruttivi, ciascuno a suo modo, e noi siamo senza un elemento sulla loro infanzia – lei dice a David di essere cresciuta col fratello nel New Jersey, lui dice alla collega di venire dall’Irlanda.
Il finale è aperto, in quello sguardo si può leggere qualunque cosa, una redenzione.. o più probabilmente, uno sprofondare ancora più a fondo, in qualcosa che Brandon non è capace di controllare.
Sarebbe 8,5, ma per ora metto 8; tanto cambio spesso idea, rivedendo i film.

18 gennaio 2012 in Shame

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Tengo na minchia tanta
Tengo na minchia accussi’
Tengo na minchia tanta
Tengo na minchia accussi’
Guarda che se la mangia
E mentre se la sta a pappa’
Chiedimi che cosa fa
Se la sta a succhia’ ”
( Lui ) lo infila dove può
lo infila dove può
se lo prende in mano appena può
se lo mena anche al lavor
davanti e di dietro per lui fa lo stesso
non c’è pace a questo mondo senza il sesso
solo l’orgasmo lo può soddisfar
realizzato lo fa sentir
tanti soldi per le mani
bei vestiti da comprar e tante donne da scopar
senza dubbio un politico può diventar.

Il protagonista,senza alcuna vergona del comune senso del pudore viene descritto per quello che è:un erotomane, uno stronzo che se ne frega perfino della sorella che bisognosa di aiuto piomba in casa sua ma che forse contribuirà a cambiare la sua vita.
Il film ci mostra tutto il mostrabile senza cadere nella pornografia,la pellicola è difficile da giudicare ,ma strappa il giudizio positivo grazie ad una messa in scena efficace,ma sarebbe potuto essere migliore se il finale non fosse stato così eccessivamente drammatico da risultare francamente patetico (ci riferiamo soprattutto alla sequenza della avvenuta presa di coscienza di Brandon ) una scelta di sceneggiatura diversa avrebbe certamente giovato e reso il tutto migliore.

16 gennaio 2012 in Shame

Corpi (enumeriamo di nuovo i film che si incentrano sul corpo), colonna sonora potente (anche qui il mood continua) e città però, bella, presente, imponente, quasi un terzo personaggio. Ottima la fotografia, gelida e comunque realistica, ma che si concede per esempio la composizione iniziale che è fulminante, lui immerso nelle lenzuola blu. Film di pieni e di vuoti che gira intorno a spazi abbaglianti come l’appartamento di lui e ad una città il cui scorcio principe è il porto sul fiume, umida e sporca, ma brulicante di vita di notte, fredda e luminosissima di giorno. Storia di solitudine totalmente anarrativa che registra la routine di una persona anaffettiva e di successo, così scarnificato da essere oggetto di immedesimazione per tutti o quasi: iperconnettività, uffici, locali notturni, quell’abitare le case che è un soggiornarvi, ma non un vivervi, quell’utilizzo dei media che ci connettono e ci isolano, una foto abbastanza realistica della vita odierna. Dato il vuoto in cui si muove il protagonista ovviamente è necessario che vi sia un cotrappeso, ecco una dipendenza che ottunde, lega, realizza e distoglie che è la dipendenza sessuale. Mcqueen segue il suo protagonista in questo vagolare fra alti e bassi di una vita che sentiamo affamata, con impulsi che vanno soddisfatti a ritmi sempre più elevati e continui.
Poi la rottura che è il confrontarsi con il disagio della sorella che è un disagio completamente diverso, quanto Brandon è uniformato al paesaggio, quasi integrato formalmente con i suoi abiti e i suoi modi, tanto è fuori dagli schemi la sorella iperemotiva, tracimante, coloratissima ed eccesiva. Il contatto con sentimenti, emozioni, il bisogno di calore (topica la scena di lui che si lamenta del fatto che la sorella beva direttamente dal contenitore del succo di frutta) lo fa cedere prima all’illusione di poter intessere una relazione, poi al precipitare in un annullamento fisico che ha la stessa valenza della rinuncia al cibo degli anoressici. Qui il corpo che è mostrato, usato, bistrattato, privato di ogni reazione che non sia quella puramente orgamisca, diviene strumento di controllo, ma anche mezzo per stordire la mente.
Solo con lo scontro con un altro corpo che si fa carne sembra che il ghiaccio di Brandon si sciolga in una emozione incontrollata (ci sono state altre lacrime, ma minime, nascoste, negate, fuggite). Eppure questo probabilmente non basta. La città che è lì riaccoglie Brandon nella stessa maniera, offrendogli gli stessi vuoti e gli stessi pieni, lo stesso ventre isolante.
Perchè i due fratelli sono così? Interessa davvero? Credo proprio di no, non trovo neppure disturbante il leggero accenno ad un passato difficile fatto dalla sorella, non c’è giustificazione in questo, tutti abbiamo un passato e solo quello di pochissimi può essere stato non difficile.
Mi è piaciuto ed è un film che non si dimentica, però ammetto avevo alte attese, non tutte sono state soddisfatte.
Citazione particolare all’inizio del film, nel momento in cui Brandon circola per casa come un topo dentro la sua gabbietta, sempre lo stesso percorso, sempre gli stessi gesti, lo specchio di tutti noi.

15 gennaio 2012 in Shame

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il protagonista non sa amare senza avere paura. Ma anche quando non ama e deve semplicemente relazionarsi con una donna ha paura. E perfino quando deve relazionarsi con sé stesso ha una paura del diavolo.
Insomma, il protagonista è un pauroso.
Nel film, non viene spiegato da dove arrivi il suo profondo disagio, ma, visto anche quanto è complicata sua sorella e quante difficoltà sociali abbia anche lei, sono portata a credere che la loro famiglia e l’ambiente in cui sono cresciuti e con cui sembrano avere alcun legame siano stati negativamente determinanti (Non è detto che, se veniamo da un brutto posto, siamo cattive persone, Brandon, sussurra Sissy). A voler pensare “male”, sobillata da alcuni particolari, credo che fra i due sia intercorso un rapporto incestuoso e sono portata a credere che alcuni loro comportamenti, da ciò condizionati, non siano affatto casuali.
Trovare una causa a ciò che fanno non è fondamentale, me ne rendo conto, ma ho provato un grosso tormento nel trovarmi faccia a faccia (si fa per dire) con emotività così compromesse e con angosce così profonde da essere, per i protagonisti, praticamente inevitabili.

Del film, sono state “pubblicizzate” molto le scene di nudo e di sesso di Fassbender. In realtà, a colpire a più riprese lo spettatore non sono i centimetri quadrati di pelle nuda, ma la disperazione del protagonista, sufficientemente consapevole dei suoi problemi, ma incapace di farvi fronte: Brandon è solo per scelta, ma -di fondo- non vorrebbe esserlo, é consapevole di avere abitudini sessuali anomale e che ciò che cerca non è il piacere, ma -paradossalmente- una punizione alla sua aberrazione.
Cerca la rissa, la provocazione, l’abiezione personale in più modi. E, alla fine della fiera, è ancora più disperato di prima.

Insomma, il vero scandalo del film, secondo me, non risiede nelle scelte di Brandon, ma nella violenza che egli fa a sé stesso e alla sua bellezza, alla sua intelligenza e alla sua sensibilità.
In questo senso, per quanto mi riguarda, l’ultima mezz’ora di visione è stata particolarmente coinvolgente: ha provocato in me il cosiddetto Effetto Dogville. Nel mio caso, dicesi Effetto Dogville quel particolare contorcimento di viscere che comporta la chiusura della bocca dello stomaco, con scrollìo del capo accluso.

Fassbender è impressionante, ha occhi davvero disperati. La Mulligan è incasinata quanto basta e ha un’aria fragilissima.
Alcune sequenze appaiono interminabili (di New York New York non si vede mai la fine…), ma ammetto che sono funzionali a sviscerare alcuni aspetti psicologici dei personaggi, perciò bravo McQueen: pochi compromessi, la vicenda va narrata per quella che é.

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Non è detto che, se veniamo da un brutto posto, siamo cattive persone.

Carey Mulligan (Sissy), Michael Fassbender (Brandon)
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