Il concerto / 2009 7.7/10 183 voti
L'ex celebre direttore dell'Orchestra del Bolshoi, conosciuto come il Maestro, Andreï Filipov, a causa dell'ingaggio di alcuni musicisti ebrei fu costretto a interrompere la sua ben avviata carriera, e ad accettare un umile lavoro di lavascale in una sala da concerto.
Un giorno intercetta un invito ufficiale da parte del prestigioso Théâtre du Châtelet. Attraverso una serie di peripezie, riesce a riunire la sua orchestra, ora composta da vecchi musicisti con la passione per l'alcol, e a volare a Parigi per eseguire e completare il concerto di Tchaikovsky interrotto 30 anni prima.
Andrea ha scritto questa trama
Attori principali: Mélanie Laurent, Dmitri Nazarov, François Berléand, Miou-Miou, Lionel Abelanski, Valeriy Barinov, Aleksey Guskov,
Regia: Radu Mihaileanu,
Genere: Commedia, Musica,
Piacevolissimo da vedere, dotato della giusta leggerezza e ironia e con una colonna sonora che si commenta da sola. Unica grossa pecca è il doppiaggio italiano con questo forzatissimo accento dell’est.
Un’amica mi ha fatto notare che si tratta di una storia assurda, inverosimile, ridicola. Ebbene: grazie a Dio! Altrimenti dove sarebbe la magia del cinema?
Strepitoso, giusto mix di ironia e sentimento.
mi ricordo un bel film ma con un doppiaggio veramente pessimo
ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama
A Melbourne non ero andato per mancanza di convinzione, qua la tipa che mi aveva dato le traduzioni di inglese mi ha segnalato questa rassegna per cui ogni tanto mettono dei film gratis per non ho capito quale motivo al cinema accanto alla Mole, seguendo non ho capito quale criterio. E io MI CI INCUNEO nelle robe così.
Cavandone che avevo anche sbagliato valutazione, santammmerda, era da andare a vedere, si poteva benissimo pagare il biglietto. Ma dal trailer nemmeno avevo capito che fosse una commedia, uno sente dire “ebrei” e comincia subito a pensare nazisti, campi di concentramento, achtung!, che due coglioni. E invece no, non c’entrava una piva.
Uno che è sguattero al teatro Bolshoi intercetta una mail da Parigi che chiede se l’orchestra del Bolshoi può andare a suonare in Francia. Ma lui, lo sguattero, anni e anni (e anni) prima era il direttore d’orchestra dell’orchestra del Bolshoi, gettato nel fango per essersi rifiutato di espellere i musicisti ebrei ecc. E allora pensa “TALLA’!!! Adesso andiamo a Parigi e suoniamo noi quello che non ci hanno fatto suonare anni (e anni ecc) fa.” Sono in due, devono metter su un’orchestra di 40 pezzi. Li vanno a cercare, tipo i fratelli Blues quando andavano in giro a cercare di ricomporre la BBband. Il migliore è troppo quello che trovano mentre lavora, intento a suonare le musiche di sottofondo per film porno. Mettono insieme più o meno la vecchia orchestra, ci sono ebrei che spremerebbero i soldi dai sassi, zingari rom, nostalgici comunisti, qualsiasi cosa. Arrivano là e a loro si aggiunge la star francese che dovrà suonare i pezzi da solista al violino, che è la superbella O_O che dava fuoco al cinema in Inglorious Basterds. Da qui parte anche una sottotrama che riguarda gli affetti familiari di lei e del direttore/sguattero, che si intrecciano e blablabla. Alla fine ovviamente trionfo, tutti felici, lacrime, champagne, bolshoi, e chi più ne ha più ne metta. Il regista è quello di Train de vie, che era proprio da vedere nonostante sian di quelli very politically correct (troppo) e che non v’è motivo di idolatrare così. E fa ridere, fa piangere, fa ascoltare Caikovsky, fa tutto. Nell’orchestra c’è di tutto, ovvero il casino della Russia d’oggi, e i personaggi sfiorano il macchiettismo ma tutto rientra in quel che ci si aspetta. Scena grandiosa della festa di compleanno del mafioso russo che finisce in sparatoria.
Emozione: la musica del concerto finale mi ha portato alle lacrime per quanto fosse emozionante!
Il finale… QUESTO finale…. in grado di tenterti incollato al divano come i migliori film d’azione. Immenso Tchaicovsky. Infinito
Certamente il doppiaggio in “simil-russo” all’inizio è sconcertante. Ma man mano che la trama si dipana, il contrasto, che all’inizio faceva quasi storcere il naso, non si nota più. A mio parere, poi, rivedere il film una seconda volta aiuta molto a comprendere a fondo il perchè della scelta di un doppiaggio così azzardato. Infatti il senso sta proprio nel tono che si è voluto dare all’intera storia: è una commedia, che distorce, aumenta, ingradisce difetti e limiti umani, ma non per questo risulta leggera o poco profonda. Infatti, si potrebbe affermare che è esagerata anche la tendenza dei due musicisti ebrei, padre e figlio, a cercare di vendere e guadagnare qualsiasi cosa; si potrebbe senz’altro sostenere che questa caratteristica è un pregiudizio bello e fatto portato all’esasperazione. Ma nell’insieme, il tutto, come anche la disperata ricerca di Filipov di suonare il Concerto, esemplifica perfettamente la vita umana: è come se tutti i personaggi fossero attanagliati da un’ansia latente, da una volontà di correre, scappare, fare, realizzare sogni e desideri; l’unica cosa che li fa fermare è la musica, questa breve realizzazione di un’armonia suprema. E tutto il film, rumoroso, pieno, allegro, scanzonato – in una sola parola, vitale- raggiunge l’apice nella scena finale del concerto e nella rarefazione della bellezza di Melanie Laurent mentre suona. Le lacrime, la felicità e la musica finali fanno pensare che forse un’armonia suprema, per un momento brevissimo, è davvero possibile.
Che bello, mi è proprio piaciuto tanto. Per chi non l’avesse visto, lo consiglio! Il regista è Mihaileanu, lo stesso di Train de vie (film bellissimo, ancora di più di questo!!). A mio avviso è stato bravissimo a mettere insieme gioia e dolore, il romanticismo della musica e l’asprezza della vita…con un buon equilibrio. Bravissimo anche a prendere un po’ in giro le nostalgie dell’unione sovietica ed, allo stesso tempo, mostrare le ingiustizie del totalitarismo comunista e le conseguenze sulla vita (o la morte) delle persone che lo hanno subito. Oltretutto un aspetto che pochi artisti hanno voglia (o convenienza) di affrontare….
Come anche in Train de vie è, secondo me, fantastico come mostra gli aspetti goliardici, poetici e colatati del mondo dei gitani e degli ebrei….con la musica sempre in primo piano.
Citazione: “L’orchestra è un mondo. Ognuno contribuisce con il proprio strumento, con il proprio talento. Per il tempo di un concerto siamo tutti uniti, e suoniamo insieme, nella speranza di arrivare ad un suono magico: l’armonia. Questo è il vero comunismo. Per il tempo di un concerto.”
Il film è bello e in alcuni punti divertente ma lontano dall’idea che mi ero fatto a sentire i commenti pre-visione.
Avrei anche potuto dare una stellina in più a questo film delizioso, ma il doppiaggio in italiano è pessimo. I musicisti che parlano con quella caricatura di accento russo anche quando sono in Russia? Ma per favore…
Lo rivedrò appena possibile in lingua originale coi sottotitoli.
L’ho rivisto ben tre volte. L’ho trovato esilarante, commovente e per certi versi anche originale per la forte ironia. A me è piaciuto molto, dalla scelta dei personaggi all’adattamento della traduzione. Non sono molto brava con le descrizioni ma credo sia un film da vedere almeno una volta, se non altro per vedersi una commedia senza la solita spiaggia italiana o la solita storia d’amore americana.
Sull’attendibilità del tutto stendiamo un velo pietoso. E’ che se un film mi chiede di fare uno scarto fra veridicità e mero gioco dell’assurdo, iperbole io ci sto, sono pronta a giocare, qui questo elemento manca.
Probabilmente avevo anche altre aspettative, credevo che i musicisti cercassero un riscatto professionale/passionale dall’occasione del concerto, perchè l’esser privati della loro arte fosse una cosa importante…invece no.
Film piacione sì, troppo.
Il doppiaggio: da uccidere e fustigate chi lo ha solo pensato
Un Blues Brothers dell’est con Tchaikovskij al posto del Blues e del Rock.
In missione per conto dei fantasmi del passato!
Un bel film, piacevole e all’apparenza leggero, in cui i protagonisti si trovano a confrontarsi con un mondo trent’anni dopo la caduta del comunismo (“Quelli mettono i soldi nel calcio, se ne fregano della musica. La musica si scarica gratis, non serve più, ci sputo sulla musica.”), un mondo che è cambiato senza di loro, che ancora vivono tra illusioni e delusioni.
Le scelte fatte influiscono sulla vita di tutti (Brežnev e la politica anti-ebraica che ha condannato il Maestro), ma la vita poi ti chiede il conto e viene sempre data la possibilità di rimediare agli errori del passato, affrontandone i fantasmi e cercando un riscatto.
Anzi, il concierto, come dice Andrej Filipov direttore dell’orchestra del Bolchoi di Mosca, deposto trent’anni or sono dalla politica di Brežnev per non aver licenziato alcuni musicisti ebrei. Il destino vuole che ora faccia l’uomo delle pulizie nello stesso teatro, ed è così che un giorno si appropria indebitamente di un fax che invita il Bolchoi a suonare allo Châtelet di Parigi. Quale occasione migliore per architettare una raffinata vendetta? E allora eccolo radunare tra esilaranti peripezie i suoi orchestrali dispersi: un “rimettere insieme la banda” che ricorda i Blues Brothers, ma che è frenetico e spassoso come si conviene a una farsa con il sapore del miglior Kusturica. L’ironia politica è presente, ma mai calcata; la satira invece si sbizzarrisce. Fino al gran finale, che sublima i toni leggeri da commedia un po’ kitch nella commovente esecuzione del Concerto n.35 per violino e orchestra di Tchaikovsky, legandoli con un cordone ombelicale ad un dramma storico che a mala pena conosciamo.
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"L'orchestra è un mondo. Ognuno contribuisce con il proprio strumento, con il proprio talento. Per il tempo di un concerto siamo tutti uniti, e suoniamo insieme, nella speranza di arrivare ad un suono magico: l'armonia. Questo è il vero comunismo. Per il tempo di un concerto"
Aleksei Guskov - Andreï Filipov
Moiche: "Per mille profeti! Rivka vieni a vedere chi c'è alla porta! E' venuto a trovarci l'uomo che ha mandato a fanculo Brežnev!"
Vitalie Bichir quando Andrej gli suona alla porta
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