Ferro 3 - La casa vuota / 2004  8.1/10 170 voti

Locandina del film Ferro 3 - La casa vuota
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Tae-Suk è un giovane che trascorre le sue giornate entrando nelle case lasciate vuote occasionalmente dai proprietari. Vi rimane solo a fare la guardia per qualche giorno, aggiusta oggetti che non funzionano più e lava persino la biancheria sporca. Infine, prima di andarsene, rimette tutto a posto come prima. Un giorno entra in una sfarzosa villa dove viene a contatto con una donna maltrattata dal compagno, da qui l'inizio del condividere.
PrimitiveStyle ha scritto questa trama


Attori principali: Seung-yeon Lee, Hyun-kyoon Lee, Hyuk-ho Kwon, Jeong-ho Choi, Ju-seok Lee, Mi-suk Lee, Sung-hyuk Moon, Jee-ah Park, Jae-yong Jang, Dah-hae Lee,
Regia: Kim Ki-duk,
Sceneggiatura/Autore: Kim Ki-duk,
Colonna sonora: Slvian,
Fotografia: Seong-back Jang,
Produzione: Kim Ki-duk, Yong-bae Choi, Michiko Suzuki, Youngjoo Suh,
Genere: Drammatico, Orientale, Romantico, Indie,

30 aprile 2013 in Ferro 3 - La casa vuota

Non é sicuramente il miglior film di Kim Ki-duk, almeno a mio modesto parere.
Un pò troppo ermetico, a tratti pretenzioso e con un finale surreale.
Questo voler dire tutto senza dire nulla é certamente una scommessa interessante, ma non mi ha convinto del tutto.
Encomiabile, invece, l’originalitá di un approccio inconsueto: l’amore del resto é qualcosa di ineffabile e allora perché non dipingerlo con il silenzio?
La parola: espressione della banalitá umana.
I due protagonisti non parlano mai per tutto il film, a parte qualche battuta della ragazza nel finale, segno del compromesso che la porta a condividere (quanto meno nello spazio) i suoi affetti pur di ritrovare la felicitá.
L’ingresso nelle case vuote: anche qui molte possibili interpretazioni: l’angelo custode? il voler entrare nelle vite degli altri (vedi le foto ricordo)?
Lei che si piazza davanti alla pallina quando lui sta per tirare.. Ecco, sono queste le cose che proprio non mi vanno giù..

L’uomo non è un animale sociale / 15 marzo 2013 in Ferro 3 - La casa vuota

Questo film è stato talmente sviscerato che ogni ulteriore disamina appare superflua. Ma devo necessariamente spendere due parole per l’emozione e il senso di pace che trasmette.
In primo luogo la scelta di dar voce ad un silenzio così profondo, dal quale trapelano urla lancinanti di sofferenze passate e presenti.
Dialoghi ridotti all’osso, ed anzi, la parola usata impropriamente per le discussioni più banali. Le parole spesso non servono, il più delle volte fanno litigare. Percepirsi. Accordarsi con il circostante. Kim Ki Duk in questo è davvero troppo avanti rispetto al cinema occidentale.
Rappresenta l’essere umano come animale errante, inadatto a essere rinchiuso in celle dorate dove perde tuttavia la sua natura creativa, la fantasia e la voglia di esplorare che lo caratterizzano. Questa curiosità non verrà mai meno in Tae-suk: come quando, probabilmente nel punto più difficile del suo eterno vagabondare, affina in carcere le tecniche per rendersi invisibile agli occhi degli esseri umani che non sanno guardare aldilà del dito che punta al cielo. O quando ripara gli oggetti nelle diverse case ove alloggia (una sorta di ringraziamento per l’ospitalità offerta?).
La casa vuota. Una casa in attesa di essere riempita da qualcuno, come suggerisce lo stesso regista. E’ anche vero che una casa apparentemente vuota racchiude in sè il suo fascino. La solitudine non dev’essere necessariamente stigmatizzata, definita in maniera aprioristica come “anormale”. Ed anzi, questa “anormalità” così spiccata non è forse messa in risalto dalla troppa normalità che ci circonda? Questo messaggio secondo me è uno dei più marcati che vengono fuori guardando il film, mentre il resto del mondo prosegue per inerzia nella sua quotidianeità.
Il ferro 3 è la mazza meno utilizzata nel golf, probabilmente la più inutile, rinchiusa impolverata in una lussuosa borsa. Il concetto perfetto di solitudine. Ma anche l’oggetto più inutile può assolvere ad una funzione differente in ragione di come lo si usa.
Un particolare riconoscimento va alla musica di Natacha Atlas, davvero ipnotica.
C’è chi ha criticato questo film additandolo come furbo ed eccessivamente schematico: io dico di guardarlo e prenderlo così com’è. Poesia.

Silenziosa poesia / 24 agosto 2012 in Ferro 3 - La casa vuota

“Siamo tutti case vuote e aspettiamo qualcuno che apra la porta e ci renda liberi. Un giorno il mio desiderio si avvera. Un uomo arr
iva come un fantasma e mi libera dalla mia prigionia. E io lo seguo, senza dubbi, senza riserve… finché incontro il mio nuovo destino.”

Ferro 3 parla di sentimenti, d’amore, in un maniera in cui noi occidentali non siamo assolutamente abituati.
Non c’è ostentazione, volgarità, non ci sono bionde che si tirano i capelli o urlano, è assente anche quel senso di scontatezza e di noia che appesantisce, ormai da anni, il nostro cinema.
Ferro 3 è tutt’altro. E’ leggiadria. Delicatezza. E’ un divano con i cuscini ricamati. E’ un focolare disabitato che vi accoglie, nonostante non sia casa vostra. E’ uno sguardo che comunica più di mille parole. Ferro 3 è silenziosa poesia.
Tutti elementi nuovi, almeno per me, che sono ancora una novizia del cinema con gli occhi a mandorla.

Rimarrete folgorati dai due protagonisti, di cui non si sa nulla, che con l’incontro dei loro occhi neri, vi catapulteranno nella storia, come se la steste vivendo voi, in prima persona. Avrete la fragile paura di Lei, e la dignitosa voglia di riscatto di Lui.

Ferro 3 un turbine di pacate emozioni, narrateci dalla mestria di Kim Ki-Duk, che vi incollerà allo schermo fino agli ultimi secondi.

Un film che concentra tutta la sua essenza sulla scritta che appare prima dei titoli di coda.
Un film che vi farà sognare, sperare.. amare.

[Passate a trovarmi su https://www.facebook.com/pages/Ilcinemasecondome/438177629529327]

30 giugno 2012 in Ferro 3 - La casa vuota

non esiste la lode,l’applauso accademico,insomma qualsiasi cosa che possa elevare al massimo questo capolavoro?

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Avatar di giulia9o

“Un giorno entro in una casa vuota. Sembra che non ci sia davvero nessuno, così mi spoglio, mi faccio un bagno, preparo da mangiare, faccio il bucato, aggiusto una bilancia e mi esercito a golf nel giardino di casa. Nella casa c'è una donna scoraggiata, spaventata e ferita che non esce mai e piange. Mostro a lei la mia solitudine. Ci capiamo senza dire una parola, scappiamo via senza dire una parola. “Mentre scegliamo in quale casa vivere, ci sentiamo sempre più liberi. Nel momento in cui sembra che la nostra sete di libertà si sia placata, restiamo intrappolati all'interno di una casa buia. L'uno resta in una casa fatta di nostalgia. L'altro impara a diventare un fantasma per nascondersi nel mondo della nostalgia”.

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